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Appena giunto a Cracovia, trovai nella Curia metropolitana il primo
«incarico di lavoro», la cosiddetta «aplikata». L'Arcivescovo
era allora a Roma, ma aveva lasciato per iscritto la sua volontà.
Accettai la destinazione con gioia. Mi informai subito come giungere
a Niegowic e mi detti da fare per essere là nel giorno stabilito.
Andai da Cracovia a Gdów in autobus, da lî un contadino mi diede
un passaggio con il carretto verso la campagna di Marszowice, dopo di
che mi consigliò di prendere a piedi una scorciatoia attraverso i
campi. Scorgevo già in lontananza la chiesa di Niegowic. Era il
tempo della mietitura. Camminavo tra campi di grano con le messi in
parte già mietute, in parte ancora ondeggianti al vento. Quando
giunsi finalmente nel territorio della parrocchia di Niegowic, mi
inginocchiai e baciai la terra. Avevo imparato questo gesto da San
Giovanni M. Vianney. In chiesa sostai davanti al Santissimo
Sacramento e poi mi presentai al parroco, Mons. Kazimierz Buzala,
decano di Niepolomice e parroco di Niegowic, il quale mi accolse
molto cordialmente e dopo un breve colloquio mi mostrò l'abitazione
del vicario.
Cominciò cosî il lavoro pastorale nella mia prima parrocchia. Esso
durò un anno e consisteva nelle mansioni tipiche di un vicario ed
insegnante di religione. Mi furono affidate cinque scuole elementari
nelle campagne appartenenti alla parrocchia di Niegowic. Vi venivo
condotto con un carretto o con il calesse. Ricordo la cordialità
degli insegnanti e dei parrocchiani. Le classi erano tra loro
abbastanza diverse: alcune bene educate e tranquille, altre assai
vivaci. Ancora oggi mi capita di ripensare al silenzio raccolto che
regnava nelle classi, quando durante la Quaresima parlavo della
passione del Signore.
In quel periodo la parrocchia di Niegowic si preparava alla
celebrazione del cinquantesimo anniversario della Ordinazione
sacerdotale del parroco. Poiché la vecchia chiesa risultava ormai
inadeguata alle necessità pastorali, i fedeli decisero che il dono
più bello per il festeggiato sarebbe stato la costruzione di un nuovo
tempio. Ma io fui presto sottratto a quella bella comunità.
A San Floriano in Cracovia
Dopo un anno, infatti, fui trasferito nella parrocchia di San
Floriano a Cracovia. Il parroco, Mons. Tadeusz Kurowski, mi
affidò la catechesi nelle classi superiori del liceo e la cura
pastorale tra gli studenti universitari. La pastorale universitaria di
Cracovia aveva allora il suo centro presso la chiesa di Sant'Anna,
ma con lo sviluppo di nuove facoltà si avvertî il bisogno di creare un
nuovo centro proprio presso la parrocchia di San Floriano. Cominciai
lî le conferenze per la gioventù universitaria; le tenevo ogni
giovedî e vertevano sui problemi fondamentali riguardanti l'esistenza
di Dio e la spiritualità dell'anima umana, temi di particolare
impatto nel contesto dell'ateismo militante, proprio del regime
comunista.
Il lavoro scientifico
Durante le vacanze del 1951, dopo due anni di lavoro nella
parrocchia di San Floriano, l'Arcivescovo Eugeniusz Baziak, che
era succeduto nel governo dell'Arcidiocesi di Cracovia al Cardinale
Sapieha, mi indirizzò verso il lavoro scientifico. Dovetti
prepararmi per l'abilitazione alla libera docenza in etica e in
teologia morale. Ciò comportò una riduzione del lavoro pastorale a
me tanto caro. Mi costò, ma da allora mi preoccupai sempre che la
dedizione allo studio scientifico della teologia e della filosofia non
mi inducesse a «dimenticarmi» di essere sacerdote; piuttosto doveva
aiutarmi a diventarlo sempre di più.
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