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13. Ovunque Dio apre una porta della parola per parlare del mistero
del Cristo (cfr. Col 4,3), ivi a tutti gli uomini (cfr. Mc
16,15), con franchezza e con perseveranza deve essere annunziato
(cfr. 1 Cor 9,15; Rm 10,14) il Dio vivente e colui che
egli ha inviato per la salvezza di tutti, Gesù Cristo. Solo cosî
i non cristiani, a cui aprirà il cuore lo Spirito Santo (cfr. At
16,14), crederanno e liberamente si convertiranno al Signore, e
sinceramente aderiranno a colui che, essendo « la via, la verità e
la vita» (Gv 14,6), risponde a tutte le attese del loro
spirito, anzi le supera infinitamente.
Una tale conversione va certo intesa come un inizio: eppure è
sufficiente perché l'uomo avverta che, staccato dal peccato, viene
introdotto nel mistero dell'amore di Dio, che lo chiama a stringere
nel Cristo una relazione personale con lui. Difatti, sotto l'azione
della grazia di Dio, il neo-convertito inizia un itinerario
spirituale in cui, trovandosi già per la fede in contatto con il
mistero della morte e della risurrezione, passa dall'uomo vecchio
all'uomo nuovo che in Cristo trova la sua perfezione (cfr. Col
3,5-10; Ef 4,20-24). Questo passaggio, che implica un
progressivo cambiamento di mentalità e di costumi, deve manifestarsi
nelle sue conseguenze di ordine sociale e svilupparsi progressivamente
nel tempo del catecumenato. E poiché il Signore in cui si crede è
segno di contraddizione (cfr. Lc 2,34; Mt 10,34-39),
non di rado chi si è convertito va incontro a rotture e a distacchi,
ma anche a gioie, che Dio generosamente concede (cfr. 1 Ts
1,6).
La Chiesa proibisce severamente di costringere o di indurre e attirare
alcuno con inopportuni raggiri ad abbracciare la fede, allo stesso modo
in cui rivendica energicamente il diritto che nessuno con ingiuste
vessazioni sia distolto dalla fede stessa.
Secondo una prassi antichissima nella Chiesa, i motivi della
conversione vanno bene esaminati, e, se è necessario, purificati.
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