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14. Coloro che da Dio, tramite la Chiesa, hanno ricevuto il dono
della fede in Cristo, siano ammessi nel corso di cerimonie liturgiche
al catecumenato. Questo, lungi dall'essere una semplice esposizione
di verità dogmatiche e di norme morali, costituisce una vera scuola di
formazione, debitamente estesa nel tempo, alla vita cristiana, in cui
appunto i discepoli vengono in contatto con Cristo, loro maestro.
Perciò i catecumeni siano convenientemente iniziati al mistero della
salvezza ed alla pratica della morale evangelica, e mediante dei riti
sacri, da celebrare successivamente, siano introdotti nella vita
religiosa, liturgica e caritativa del popolo di Dio.
In seguito, liberati grazie ai sacramenti dell'iniziazione cristiana
dal potere delle tenebre (cfr. Col 1,13), morti e sepolti e
risorti insieme con il Cristo (cfr. Rm 6,4-11; Col
2,12-13;Mc 16,16), ricevono lo Spirito di adozione a
figli (cfr. 1 Ts 3,5-7; At 8,14-17) e celebrano il
memoriale della morte e della resurrezione del Signore con tutto il
popolo di Dio.
È auspicabile una riforma della liturgia del tempo quaresimale e
pasquale, perché sia in grado di preparare l'anima dei catecumeni
alla celebrazione del mistero pasquale, durante le cui feste essi per
mezzo del battesimo rinascono in Cristo.
Questa iniziazione cristiana nel corso del catecumenato non deve essere
soltanto opera dei catechisti o dei sacerdoti, ma di tutta la comunità
dei fedeli, soprattutto dei padrini, in modo che i catecumeni
avvertano immediatamente di appartenere al popolo di Dio. Essendo la
vita della Chiesa apostolica, è necessario che essi imparino a
cooperare attivamente all'evangelizzazione ed alla edificazione della
Chiesa con la testimonianza della vita e con la professione della
fede.
Infine, nel nuovo Codice dovrà essere più esattamente definito lo
stato giuridico dei catecumeni. Essi infatti sono già uniti alla
Chiesa, appartengono già alla famiglia del Cristo, e non è raro
che conducano già una vita ispirata alla fede, alla speranza ed alla
carità.
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