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20. La Chiesa particolare, dovendo riprodurre il più
perfettamente possibile la Chiesa universale, abbia la piena coscienza
di essere inviata anche a coloro che non credono in Cristo e vivono nel
suo stesso territorio, al fine di costituire, con la testimonianza di
vita dei singoli fedeli e della comunità tutta, il segno che addita
loro il Cristo.
È inoltre necessario il ministero della parola, perché il messaggio
evangelico giunga a tutti. Il vescovo deve essere essenzialmente il
messaggero di fede che porta nuovi discepoli a Cristo 3. Per
rispondere bene a questo nobilissimo compito deve conoscere a fondo sia
le condizioni del suo gregge, sia la concezione che di Dio hanno i
suoi concittadini, tenendo conto esattamente anche dei mutamenti
introdotti dalla cosiddetta urbanizzazione, dal fenomeno della
emigrazione e dall'indifferentismo religioso.
I sacerdoti locali attendano con molto zelo all'opera di
evangelizzazione nelle giovani Chiese, collaborando attivamente con i
missionari di origine straniera, con i quali costituiscono un unico
corpo sacerdotale riunito sotto l'autorità del vescovo: ciò non solo
per pascere i propri fedeli e per celebrare il culto divino, ma anche
per predicare il Vangelo a coloro che stanno fuori. Perciò
dimostrino prontezza e, all'occasione, si offrano generosamente al
proprio vescovo per iniziare l'attività missionaria nelle zone più
lontane ed abbandonate della propria diocesi o anche di altre diocesi.
Dello stesso zelo siano animati i religiosi e le religiose, ed anche i
laici verso i propri concittadini, specie quelli più poveri.
Le conferenze episcopali procurino che periodicamente si tengano corsi
di aggiornamento biblico, teologico, spirituale e pastorale, allo
scopo di consentire al clero, di fronte al variare incessante delle
situazioni, di approfondire la conoscenza della teologia e dei metodi
pastorali.
Quanto al resto, si osservino religiosamente tutte le disposizioni che
questo Concilio ha emanato, specialmente quelle del decreto relativo
al ministero ed alla vita sacerdotale.
Una Chiesa particolare, per poter realizzare la propria opera
missionaria, ha bisogno di ministri adatti, che vanno preparati
tempestivamente in maniera rispondente alle condizioni di ciascuna di
esse. E poiché gli uomini tendono sempre più a riunirsi in gruppi,
è sommamente conveniente che le conferenze episcopali concordino una
comune linea di azione, in ordine al dialogo da stabilire con tali
gruppi. Se però in certe regioni esistono dei gruppi di uomini, che
sono distolti dall'abbracciare la fede cattolica dall'incapacità di
adattarsi a quella forma particolare che la Chiesa ha assunto in mezzo
a loro, è senz'altro desiderabile che si provveda ad una tale
situazione con misure particolari finché non si arrivi a riunire tutti
i cristiani in un'unica comunità. Se poi la santa Sede dispone di
missionari preparati a questo scopo, pensino i singoli vescovi a
chiamarli nelle proprie diocesi o li accolgano ben volentieri,
favorendo efficacemente le loro iniziative.
Perché questo zelo missionario fiorisca nei membri della loro patria,
è altresî conveniente che le giovani Chiese partecipino quanto prima
effettivamente alla missione universale della Chiesa, inviando
anch'esse dei missionari a predicare il Vangelo dappertutto nel
mondo, anche se soffrono di scarsezza di clero. La comunione con la
Chiesa universale raggiungerà in un certo senso la sua perfezione solo
quando anch'esse prenderanno parte attiva allo sforzo missionario
diretto verso le altre nazioni.
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