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3. I laici derivano il dovere e il diritto all'apostolato dalla loro
stessa unione con Cristo capo. Infatti, inseriti nel corpo mistico
di Cristo per mezzo del battesimo, fortificati dalla virtù dello
Spirito Santo per mezzo della cresima, sono deputati dal Signore
stesso all'apostolato. Vengono consacrati per formare un sacerdozio
regale e una nazione santa (cfr. 1 Pt 2,4-10), onde offrire
sacrifici spirituali mediante ogni attività e testimoniare dappertutto
il Cristo. Inoltre con i sacramenti, soprattutto con quello
dell'eucaristia, viene comunicata e alimentata quella carità che è
come l'anima di tutto l'apostolato.
L'apostolato si esercita nella fede, nella speranza e nella carità:
virtù che lo Spirito Santo diffonde nel cuore di tutti i membri della
Chiesa. Anzi, in forza del precetto della carità, che è il più
grande comando del Signore, ogni cristiano è sollecitato a procurare
la gloria di Dio con l'avvento del suo regno e la vita eterna a tutti
gli uomini: perché conoscano l'unico vero Dio e colui che egli ha
mandato, Gesù Cristo (cfr. Gv 17,3).
A tutti i cristiani quindi è imposto il nobile impegno di lavorare
affinché il divino messaggio della salvezza sia conosciuto e accettato
da tutti gli uomini, su tutta la terra.
Per l'esercizio di tale apostolato lo Spirito Santo che già
santifica il popolo di Dio per mezzo del ministero e dei sacramenti,
elargisce ai fedeli anche dei doni particolari (1 Cor 12,7)
«distribuendoli a ciascuno come vuole» (1 Cor 12,11),
affinché mettendo « ciascuno a servizio degli altri il suo dono al
fine per cui l'ha ricevuto, contribuiscano anch'essi come buoni
dispensatori delle diverse grazie ricevute da Dio» (1 Pt 4,10)
alla edificazione di tutto il corpo nella carità (cfr. Ef
4,16).
Dall'aver ricevuto questi carismi, anche i più semplici, sorge per
ogni credente il diritto e il dovere di esercitarli per il bene degli
uomini e a edificazione della Chiesa, sia nella Chiesa stessa che nel
mondo con la libertà dello Spirito, il quale « spira dove vuole »
(Gv 3,8) e al tempo stesso nella comunione con i fratelli in
Cristo, soprattutto con i propri pastori essi hanno il compito di
giudicare sulla loro genuinità e uso ordinato, non certo per
estinguere lo Spirito ma per esaminare tutto e ritenere ciò che è
buono (cfr. 1 Tes 5,12,19,21).
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