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4. Siccome la fonte e l'origine di tutto l'apostolato della Chiesa
è Cristo, mandato dal Padre, è evidente che la fecondità
dell'apostolato dei laici dipende dalla loro unione vitale con
Cristo, secondo il detto del Signore: « Chi rimane in me ed io in
lui, questi produce molto frutto, perché senza di me non potete far
niente » (Gv 15,5).
Questa vita d'intimità con Cristo viene alimentata nella Chiesa con
gli aiuti spirituali comuni a tutti i fedeli, soprattutto con la
partecipazione attiva alla sacra liturgia. I laici devono usare tali
aiuti in modo che, mentre compiono con rettitudine i doveri del mondo
nelle condizioni ordinarie di vita, non separino dalla propria vita
l'unione con Cristo, ma crescano sempre più in essa compiendo la
propria attività secondo il volere divino.
Su questa strada occorre che i laici progrediscano nella santità con
ardore e gioia, cercando di superare le difficoltà con prudenza e
pazienza. Né la cura della famiglia né gli altri impegni secolari
devono essere estranei alla spiritualità della loro vita, secondo il
detto dell'Apostolo: « Tutto quello che fate, in parole e in
opere, fatelo nel nome del Signore Gesù, rendendo grazie a Dio e
al Padre per mezzo di lui » (Col 3,17).
Tale vita richiede un continuo esercizio della fede, della speranza e
della carità.
Solo alla luce della fede e nella meditazione della parola di Dio è
possibile, sempre e dovunque, riconoscere Dio nel quale « viviamo,
ci muoviamo e siamo » (At 17,28), cercare in ogni avvenimento
la sua volontà, vedere il Cristo in ogni uomo, vicino o estraneo,
giudicare rettamente del vero senso e valore che le cose temporali hanno
in se stesse e in ordine al fine dell'uomo.
Quanti hanno tale fede vivono nella speranza della rivelazione dei
figli di Dio, nel ricordo della croce e della risurrezione del
Signore.
Nel pellegrinaggio della vita presente, nascosti con Cristo in Dio e
liberi dalla schiavitù delle ricchezze, mentre mirano ai beni eterni,
con animo generoso si dedicano totalmente ad estendere il regno di Dio
e ad animare e perfezionare con lo spirito cristiano l'ordine delle
realtà temporali. Nelle avversità della vita trovano la forza nella
speranza, pensando che « le sofferenze del tempo presente non reggono
il confronto con la gloria futura che si rivelerà in noi» (Rm
8,18).
Spinti dalla carità che viene da Dio, operano il bene verso tutti e
in modo speciale verso i fratelli nella fede (cfr. Gal 6,10)
«eliminando ogni malizia e ogni inganno, le ipocrisie e le invidie, e
tutte le maldicenze » (1 Pt 2,1), attraendo cosî gli uomini a
Cristo.
La carità di Dio, « diffusa nel nostro cuore per mezzo dello
Spirito Santo che ci è stato dato » (Rm 5,5), rende capaci i
laici di esprimere realmente nella loro vita lo spirito delle
beatitudini. Seguendo Gesù povero, non si deprimono nella mancanza
dei beni temporali, né si inorgogliscono nella abbondanza di essi;
imitando Gesù umile, non diventano avidi di una gloria vana (cfr.
Gal 5,26), ma cercano di piacere più a Dio che agli uomini,
sempre pronti a lasciare tutto per Cristo (cfr. Lc 14,26) e a
soffrire persecuzione per la giustizia (cfr. Mt 5,10), memori
delle parole del Signore: « Se qualcuno vuole venire dietro a me
rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mt
16,24). Coltivando l'amicizia cristiana tra loro si offrono
vicendevolmente aiuto in qualsiasi necessità.
Questa spiritualità dei laici deve parimenti assumere una sua
fisionomia particolare a seconda dello stato del matrimonio e della
famiglia, del celibato o della vedovanza, della condizione di
infermità, dell'attività professionale e sociale. I laici non
tralascino dunque di coltivare costantemente le qualità e le doti
ricevute, corrispondenti a tali condizioni, e di servirsi dei doni
ottenuti dallo Spirito Santo.
Inoltre, quei laici che, seguendo la propria particolare vocazione,
sono iscritti a qualche associazione o istituto approvato dalla
Chiesa, si sforzino di assimilare fedelmente la spiritualità
peculiare dei medesimi.
Tutti i laici facciano pure gran conto della competenza professionale,
del senso della famiglia, del senso civico e di quelle virtù che
riguardano i rapporti sociali, come la correttezza, lo spirito di
giustizia, la sincerità, la cortesia, la fortezza di animo: virtù
senza le quali non ci può essere neanche una vera vita cristiana.
Modello perfetto di tale vita spirituale e apostolica è la beata
vergine Maria, regina degli apostoli, la quale, mentre viveva sulla
terra una vita comune a tutti, piena di sollecitudini familiari e di
lavoro, era sempre intimamente unita al Figlio suo, e cooperava in
modo del tutto singolare all'opera del Salvatore; ora poi assunta in
cielo, « con la sua materna carità si prende cura dei fratelli del
Figlio suo ancora peregrinanti e posti in mezzo ai pericoli e affanni
fino a che non siano condotti nella patria beata». La onorino tutti
devotissimamente e affidino alla sua materna cura la propria vita e il
proprio apostolato.
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