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33. A tutti i religiosi--ai quali nelle materie seguenti sono
equiparati i membri degli altri istituti, che professano i consigli
evangelici--secondo la particolare vocazione di ciascun istituto,
incombe l'obbligo di lavorare con ogni impegno e diligenza per
l'edificazione e l'incremento del corpo mistico di Cristo e per il
bene delle Chiese particolari.
E tale scopo essi sono tenuti a perseguire soprattutto con la
preghiera, con le opere della penitenza e con l'esempio della loro
vita: e questo santo Sinodo li esorta ad accrescere sempre più in
loro stessi la stima e la pratica di tali elementi spirituali. Ma
nello stesso tempo essi devono partecipare sempre più alacremente alle
opere esterne di apostolato, tenuta presente la caratteristica propria
di ogni istituto.
34. I religiosi sacerdoti, che sono rivestiti del carattere
presbiterale, per essere anch'essi provvidenziali collaboratori
dell'ordine episcopale, oggi più che in passato possono essere di
valido aiuto ai vescovi, date le aumentate necessità delle anime.
Perciò, per il fatto che partecipano alla cura delle anime ed alle
opere di apostolato sotto l'autorità dei sacri pastori, essi sono da
considerare come veramente appartenenti al clero diocesano.
Anche gli altri religiosi, tanto gli uomini come le donne,
appartengono a titolo particolare alla famiglia diocesana, recano un
notevole aiuto alla sacra gerarchia e, nelle accresciute necessità
dell'apostolato, lo possono e lo devono recare in misura ancora
maggiore per l'avvenire.
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