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12. Poiché Dio nella sacra Scrittura ha parlato per mezzo di
uomini alla maniera umana, l'interprete della sacra Scrittura, per
capir bene ciò che egli ha voluto comunicarci, deve ricercare con
attenzione che cosa gli agiografi abbiano veramente voluto dire e a Dio
è piaciuto manifestare con le loro parole.
Per ricavare l'intenzione degli agiografi, si deve tener conto fra
l'altro anche dei generi letterari. La verità infatti viene
diversamente proposta ed espressa in testi in vario modo storici, o
profetici, o poetici, o anche in altri generi di espressione. È
necessario adunque che l'interprete ricerchi il senso che l'agiografo
in determinate circostanze, secondo la condizione del suo tempo e della
sua cultura, per mezzo dei generi letterari allora in uso, intendeva
esprimere ed ha di fatto espresso. Per comprendere infatti in maniera
esatta ciò che l'autore sacro volle asserire nello scrivere, si deve
far debita attenzione sia agli abituali e originali modi di sentire, di
esprimersi e di raccontare vigenti ai tempi dell'agiografo, sia a
quelli che nei vari luoghi erano allora in uso nei rapporti umani.
Perciò, dovendo la sacra Scrittura esser letta e interpretata alla
luce dello stesso Spirito mediante il quale è stata scritta, per
ricavare con esattezza il senso dei sacri testi, si deve badare con non
minore diligenza al contenuto e all'unità di tutta la Scrittura,
tenuto debito conto della viva tradizione di tutta la Chiesa e
dell'analogia della fede. È compito degli esegeti contribuire,
seguendo queste norme, alla più profonda intelligenza ed esposizione
del senso della sacra Scrittura, affinché mediante i loro studi, in
qualche modo preparatori, maturi il giudizio della Chiesa. Quanto,
infatti, è stato qui detto sul modo di interpretare la Scrittura, è
sottoposto in ultima istanza al giudizio della Chiesa, la quale
adempie il divino mandato e ministero di conservare e interpretare la
parola di Dio.
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