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13. Fra le cose che appartengono al bene della Chiesa, anzi al
bene della stessa città terrena, e che vanno ovunque e sempre
conservate e difese da ogni ingiuria, è certamente di altissimo valore
la seguente: che la Chiesa nell'agire goda di tanta libertà quanta
le è necessaria per provvedere alla salvezza degli esseri umani. È
questa, infatti, la libertà sacra, di cui l'unigenito Figlio di
Dio ha arricchito la Chiesa acquistata con il suo sangue. Ed è
propria della Chiesa, tanto che quanti l'impugnano agiscono contro la
volontà di Dio. La libertà della Chiesa è principio fondamentale
nelle relazioni fra la Chiesa e i poteri pubblici e tutto
l'ordinamento giuridico della società Civile.
Nella società umana e dinanzi a qualsivoglia pubblico potere, la
Chiesa rivendica a sé la libertà come autorità spirituale, fondata
da Cristo Signore, alla quale per mandato divino incombe l'obbligo
di andare nel mondo universo a predicare il Vangelo ad ogni creatura.
Parimenti, la Chiesa rivendica a sé la libertà in quanto è una
comunità di esseri umani che hanno il diritto di vivere nella società
civile secondo i precetti della fede cristiana.
Ora, se vige un regime di libertà religiosa non solo proclamato a
parole né solo sancito nelle leggi, ma con sincerità tradotto
realmente nella vita, in tal caso la Chiesa, di diritto e di fatto,
usufruisce di una condizione stabile per l'indipendenza necessaria
all'adempimento della sua divina missione: indipendenza nella
società, che le autorità ecclesiastiche hanno sempre più
vigorosamente rivendicato. Nello stesso tempo i cristiani, come gli
altri uomini godono del diritto civile di non essere impediti di vivere
secondo la propria coscienza. Vi è quindi concordia fra la libertà
della Chiesa e la libertà religiosa che deve essere riconosciuta come
un diritto a tutti gli esseri umani e a tutte le comunità e che deve
essere sancita nell'ordinamento giuridico delle società civili.
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