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Lo sviluppo economico deve rimanere sotto il controllo dell'uomo.
Non deve essere abbandonato all'arbitrio di pochi uomini o gruppi che
abbiano in mano un eccessivo potere economico, né della sola comunità
politica, né di alcune nazioni più potenti. Conviene, al
contrario, che il maggior numero possibile di uomini, a tutti i
livelli e, quando si tratta dei rapporti internazionali, tutte le
nazioni possano partecipare attivamente al suo orientamento. È
necessario egualmente che le iniziative spontanee dei singoli e delle
loro libere associazioni siano coordinate e armonizzate in modo
conveniente ed organico con la molteplice azione delle pubbliche
autorità.
Lo sviluppo economico non può essere abbandonato né al solo gioco
quasi meccanico della attività economica dei singoli, né alla sola
decisione della pubblica autorità. Per questo, bisogna denunciare
gli errori tanto delle dottrine che, in nome di un falso concetto di
libertà, si oppongono alle riforme necessarie, quanto delle dottrine
che sacrificano i diritti fondamentali delle singole persone e dei
gruppi all'organizzazione collettiva della produzione.
Si ricordino, d'altra parte, tutti i cittadini che essi hanno il
diritto e il dovere - e il potere civile lo deve riconoscere loro - di
contribuire secondo le loro capacità al progresso della loro propria
comunità. Specialmente nelle regioni economicamente meno progredite,
dove si impone d'urgenza l'impiego di tutte le risorse ivi esistenti,
danneggiano gravemente il bene comune coloro che tengono inutilizzate le
proprie ricchezze o coloro che - salvo il diritto personale di
migrazione - privano la propria comunità dei mezzi materiali e
spirituali di cui essa ha bisogno.
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