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In questi nostri anni, nei quali permangono ancora gravissime tra gli
uomini le afflizioni e le angustie derivanti da guerre ora
imperversanti, ora incombenti, l'intera società umana è giunta ad
un momento sommamente decisivo nel processo della sua maturazione.
Mentre a poco a poco l'umanità va unificandosi e in ogni luogo
diventa ormai più consapevole della propria unità, non potrà
tuttavia portare a compimento l'opera che l'attende, di costruire
cioè un mondo più umano per tutti gli uomini e su tutta la terra, se
gli uomini non si volgeranno tutti con animo rinnovato alla vera pace.
Per questo motivo il messaggio evangelico, in armonia con le
aspirazioni e gli ideali più elevati del genere umano, risplende in
questi nostri tempi di rinnovato fulgore quando proclama beati i
promotori della pace, «perché saranno chiamati figli di Dio» (Mt
5,9).
Illustrando pertanto la vera e nobilissima concezione della pace, il
Concilio, condannata l'inumanità della guerra, intende rivolgere un
ardente appello ai cristiani, affinché con l'aiuto di Cristo,
autore della pace, collaborino con tutti per stabilire tra gli uomini
una pace fondata sulla giustizia e sull'amore e per apprestare i mezzi
necessari per il suo raggiungimento.
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