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Le armi scientifiche, è vero, non vengono accumulate con l'unica
intenzione di poterle usare in tempo di guerra. Poiché infatti si
ritiene che la solidità della difesa di ciascuna parte dipenda dalla
possibilità fulminea di rappresaglie, questo ammassamento di armi,
che va aumentando di anno in anno, serve, in maniera certo
paradossale, a dissuadere eventuali avversari dal compiere atti di
guerra. E questo è ritenuto da molti il mezzo più efficace per
assicurare oggi una certa pace tra le nazioni.
Qualunque cosa si debba pensare di questo metodo dissuasivo, si
convincano gli uomini che la corsa agli armamenti, alla quale si
rivolgono molte nazioni, non è una via sicura per conservare
saldamente la pace, né il cosiddetto equilibrio che ne risulta può
essere considerato pace vera e stabile. Le cause di guerra, anziché
venire eliminate da tale corsa, minacciano piuttosto di aggravarsi
gradatamente. E mentre si spendono enormi ricchezze per la
preparazione di armi sempre nuove, diventa poi impossibile arrecare
sufficiente rimedio alle miserie cosî grandi del mondo presente.
Anziché guarire veramente, nel profondo, i dissensi tra i popoli,
si finisce per contagiare anche altre parti del mondo. Nuove strade
converrà cercare partendo dalla riforma degli spiriti, perché possa
essere rimosso questo scandalo e al mondo, liberato dall'ansietà che
l'opprime, possa essere restituita una pace vera.
È necessario pertanto ancora una volta dichiarare: la corsa agli
armamenti è una delle piaghe più gravi dell'umanità e danneggia in
modo intollerabile i poveri; e c'è molto da temere che, se tale
corsa continuerà, produrrà un giorno tutte le stragi, delle quali va
già preparando i mezzi.
Ammoniti dalle calamità che il genere umano ha rese possibili,
cerchiamo di approfittare della tregua di cui ora godiamo e che è stata
a noi concessa dall'alto, per prendere maggiormente coscienza della
nostra responsabilità e trovare delle vie per comporre in maniera più
degna dell'uomo le nostre controversie. La Provvidenza divina esige
da noi con insistenza che liberiamo noi stessi dall'antica schiavitù
della guerra.
Se poi rifiuteremo di compiere tale sforzo non sappiamo dove ci
condurrà la strada perversa per la quale ci siamo incamminati.
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