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In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce
il mistero dell'uomo.
Adamo, infatti, il primo uomo, era figura di quello futuro
(Rm 5,14) e cioè di Cristo Signore.
Cristo, che è il nuovo Adamo, proprio rivelando il mistero del
Padre e del suo amore svela anche pienamente l'uomo a se stesso e gli
manifesta la sua altissima vocazione.
Nessuna meraviglia, quindi, che tutte le verità su esposte in lui
trovino la loro sorgente e tocchino il loro vertice. Egli è «
l'immagine dell'invisibile Iddio » (Col 1,15) è l'uomo
perfetto che ha restituito ai figli di Adamo la somiglianza con Dio,
resa deforme già subito agli inizi a causa del peccato.
Poiché in lui la natura umana è stata assunta, senza per questo
venire annientata per ciò stesso essa è stata anche in noi innalzata a
una dignità sublime.
Con l'incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad
ogni uomo.
Ha lavorato con mani d'uomo, ha pensato con intelligenza d'uomo, ha
agito con volontà d'uomo ha amato con cuore d'uomo. Nascendo da
Maria vergine, egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile
a noi fuorché il peccato. Agnello innocente, col suo sangue sparso
liberamente ci ha meritato la vita; in lui Dio ci ha riconciliati con
se stesso e tra noi e ci ha strappati dalla schiavitù del diavolo e del
peccato; cosî che ognuno di noi può dire con l'Apostolo: il
Figlio di Dio « mi ha amato e ha sacrificato se stesso per me»
(Gal 2,20). Soffrendo per noi non ci ha dato semplicemente
l'esempio perché seguiamo le sue orme ma ci ha anche aperta la
strada: se la seguiamo, la vita e la morte vengono santificate e
acquistano nuovo significato.
Il cristiano poi, reso conforme all'immagine del Figlio che è il
primogenito tra molti fratelli riceve «le primizie dello Spirito»
(Rm 8,23) per cui diventa capace di adempiere la legge nuova
dell'amore.
In virtù di questo Spirito, che è il «pegno della eredità»
(Ef 1,14), tutto l'uomo viene interiormente rinnovato,
nell'attesa della « redenzione del corpo » (Rm 8,23): « Se
in voi dimora lo Spirito di colui che risuscitò Gesù da morte, egli
che ha risuscitato Gesù Cristo da morte darà vita anche ai vostri
corpi mortali, mediante il suo Spirito che abita in voi»
(Rm 8,11).
Il cristiano certamente è assillato dalla necessità e dal dovere di
combattere contro il male attraverso molte tribolazioni, e di subire la
morte; ma, associato al mistero pasquale, diventando conforme al
Cristo nella morte, cosî anche andrà incontro alla risurrezione
fortificato dalla speranza.
E ciò vale non solamente per i cristiani, ma anche per tutti gli
uomini di buona volontà, nel cui cuore lavora invisibilmente la
grazia. Cristo, infatti, è morto per tutti e la vocazione ultima
dell'uomo è effettivamente una sola, quella divina; perciò dobbiamo
ritenere che lo Spirito Santo dia a tutti la possibilità di venire
associati, nel modo che Dio conosce, al mistero pasquale.
Tale e cosî grande è il mistero dell'uomo, questo mistero che la
Rivelazione cristiana fa brillare agli occhi dei credenti. Per
Cristo e in Cristo riceve luce quell'enigma del dolore e della
morte, che al di fuori del suo Vangelo ci opprime. Con la sua morte
egli ha distrutto la morte, con la sua risurrezione ci ha fatto dono
della vita, perché anche noi, diventando figli col Figlio, possiamo
pregare esclamando nello Spirito: Abba, Padre!.
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