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Costituito da Dio in uno stato di giustizia, l'uomo perņ, tentato
dal Maligno, fin dagli inizi della storia abusņ della libertą,
erigendosi contro Dio e bramando di conseguire il suo fine al di fuori
di lui.
Pur avendo conosciuto Dio, gli uomini « non gli hanno reso l'onore
dovuto... ma si č ottenebrato il loro cuore insipiente »... e
preferirono servire la creatura piuttosto che il Creatore.
Quel che ci viene manifestato dalla rivelazione divina concorda con la
stessa esperienza.
Infatti l'uomo, se guarda dentro al suo cuore, si scopre inclinato
anche al male e immerso in tante miserie, che non possono certo
derivare dal Creatore, che č buono.
Spesso, rifiutando di riconoscere Dio quale suo principio, l'uomo
ha infranto il debito ordine in rapporto al suo fine ultimo, e al tempo
stesso tutta l'armonia, sia in rapporto a se stesso, sia in rapporto
agli altri uomini e a tutta la creazione.
Cosī l'uomo si trova diviso in se stesso.
Per questo tutta la vita umana, sia individuale che collettiva,
presenta i caratteri di una lotta drammatica tra il bene e il male, tra
la luce e le tenebre.
Anzi l'uomo si trova incapace di superare efficacemente da sé
medesimo gli assalti del male, cosī che ognuno si sente come
incatenato.
Ma il Signore stesso č venuto a liberare l'uomo e a dargli forza,
rinnovandolo nell'intimo e scacciando fuori « il principe di questo
mondo » (Gv 12,31), che lo teneva schiavo del peccato.
Il peccato č, del resto, una diminuzione per l'uomo stesso, in
quanto gli impedisce di conseguire la propria pienezza. Nella luce di
questa Rivelazione trovano insieme la loro ragione ultima sia la
sublime vocazione, sia la profonda miseria, di cui gli uomini fanno
l'esperienza.
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