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Molti nostri contemporanei, però, sembrano temere che, se si fanno
troppo stretti i legami tra attività umana e religione, venga impedita
l'autonomia degli uomini, delle società, delle scienze.
Se per autonomia delle realtà terrene si vuol dire che le cose create
e le stesse società hanno leggi e valori propri, che l'uomo
gradatamente deve scoprire, usare e ordinare, allora si tratta di una
esigenza d'autonomia legittima: non solamente essa è rivendicata
dagli uomini del nostro tempo, ma è anche conforme al volere del
Creatore.
Infatti è dalla stessa loro condizione di creature che le cose tutte
ricevono la loro propria consistenza, verità, bontà, le loro leggi
proprie e il loro ordine; e tutto ciò l'uomo è tenuto a rispettare,
riconoscendo le esigenze di metodo proprie di ogni singola scienza o
tecnica.
Perciò la ricerca metodica di ogni disciplina, se procede in maniera
veramente scientifica e secondo le norme morali, non sarà mai in reale
contrasto con la fede, perché le realtà profane e le realtà della
fede hanno origine dal medesimo Dio.
Anzi, chi si sforza con umiltà e con perseveranza di scandagliare i
segreti della realtà, anche senza prenderne coscienza, viene come
condotto dalla mano di Dio, il quale, mantenendo in esistenza tutte
le cose, fa che siano quello che sono.
A questo proposito ci sia concesso di deplorare certi atteggiamenti
mentali, che talvolta non sono mancati nemmeno tra i cristiani,
derivati dal non avere sufficientemente percepito la legittima autonomia
della scienza, suscitando contese e controversie, essi trascinarono
molti spiriti fino al punto da ritenere che scienza e fede si oppongano
tra loro.
Se invece con l'espressione « autonomia delle realtà temporali » si
intende dire che le cose create non dipendono da Dio e che l'uomo può
adoperarle senza riferirle al Creatore, allora a nessuno che creda in
Dio sfugge quanto false siano tali opinioni.
La creatura, infatti, senza il Creatore svanisce.
Del resto tutti coloro che credono, a qualunque religione
appartengano, hanno sempre inteso la voce e la manifestazione di Dio
nel linguaggio delle creature.
Anzi, l'oblio di Dio rende opaca la creatura stessa.
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