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Il Concilio esorta i cristiani, cittadini dell'una e dell'altra
città, di sforzarsi di compiere fedelmente i propri doveri terreni,
facendosi guidare dallo spirito del Vangelo.
Sbagliano coloro che, sapendo che qui noi non abbiamo una cittadinanza
stabile ma che cerchiamo quella futura, pensano che per questo possono
trascurare i propri doveri terreni, e non riflettono che invece proprio
la fede li obbliga ancora di più a compierli, secondo la vocazione di
ciascuno.
A loro volta non sono meno in errore coloro che pensano di potersi
immergere talmente nelle attività terrene, come se queste fossero del
tutto estranee alla vita religiosa, la quale consisterebbe, secondo
loro, esclusivamente in atti di culto e in alcuni doveri morali.
La dissociazione, che si costata in molti, tra la fede che professano
e la loro vita quotidiana, va annoverata tra i più gravi errori del
nostro tempo.
Contro questo scandalo già nell'Antico Testamento elevavano con
veemenza i loro rimproveri i profeti e ancora di più Gesù Cristo
stesso, nel Nuovo Testamento, minacciava gravi castighi.
Non si crei perciò un'opposizione artificiale tra le attività
professionali e sociali da una parte, e la vita religiosa dall'altra.
Il cristiano che trascura i suoi impegni temporali, trascura i suoi
doveri verso il prossimo, anzi verso Dio stesso, e mette in pericolo
la propria salvezza eterna.
Gioiscano piuttosto i cristiani, seguendo l'esempio di Cristo che fu
un artigiano, di poter esplicare tutte le loro attività terrene
unificando gli sforzi umani, domestici, professionali, scientifici e
tecnici in una sola sintesi vitale insieme con i beni religiosi, sotto
la cui altissima direzione tutto viene coordinato a gloria di Dio. Ai
laici spettano propriamente, anche se non esclusivamente, gli impegni
e le attività temporali. Quando essi, dunque, agiscono quali
cittadini del mondo, sia individualmente sia associati, non solo
rispetteranno le leggi proprie di ciascuna disciplina, ma si
sforzeranno di acquistare una vera perizia in quei campi. Daranno
volentieri la loro cooperazione a quanti mirano a identiche finalità.
Nel rispetto delle esigenze della fede e ripieni della sua forza,
escogitino senza tregua nuove iniziative, ove occorra, e ne assicurino
la realizzazione.
Spetta alla loro coscienza, già convenientemente formata, di
inscrivere la legge divina nella vita della città terrena. Dai
sacerdoti i laici si aspettino luce e forza spirituale.
Non pensino però che i loro pastori siano sempre esperti a tal punto
che, ad ogni nuovo problema che sorge, anche a quelli gravi, essi
possano avere pronta una soluzione concreta, o che proprio a questo li
chiami la loro missione; assumano invece essi, piuttosto, la propria
responsabilità, alla luce della sapienza cristiana e facendo
attenzione rispettosa alla dottrina del magistero.
Per lo più sarà la stessa visione cristiana della realtà che li
orienterà, in certe circostanze, a una determinata soluzione.
Tuttavia, altri fedeli altrettanto sinceramente potranno esprimere un
giudizio diverso sulla medesima questione, come succede abbastanza
spesso e legittimamente.
Ché se le soluzioni proposte da un lato o dall'altro, anche oltre le
intenzioni delle parti, vengono facilmente da molti collegate con il
messaggio evangelico, in tali casi ricordino essi che nessuno ha il
diritto di rivendicare esclusivamente in favore della propria opinione
l'autorità della Chiesa.
Invece cerchino sempre di illuminarsi vicendevolmente attraverso un
dialogo sincero, mantenendo sempre la mutua carità e avendo cura in
primo luogo del bene comune.
I laici, che hanno responsabilità attive dentro tutta la vita della
Chiesa, non solo son tenuti a procurare l'animazione del mondo con lo
spirito cristiano, ma sono chiamati anche ad essere testimoni di
Cristo in ogni circostanza e anche in mezzo alla comunità umana.
I vescovi, poi, cui è affidato l'incarico di reggere la Chiesa di
Dio, devono insieme con i loro preti predicare il messaggio di Cristo
in modo tale che tutte le attività terrene dei fedeli siano pervase
dalla luce del Vangelo.
Inoltre i pastori tutti ricordino che essi con la loro quotidiana
condotta e con la loro sollecitudine mostrano al mondo un volto della
Chiesa, in base al quale gli uomini si fanno un giudizio sulla
efficacia e sulla verità del messaggio cristiano. Con la vita e con
la parola, uniti ai religiosi e ai loro fedeli, dimostrino che la
Chiesa, già con la sola sua presenza, con tutti i doni che
contiene, è sorgente inesauribile di quelle forze di cui ha assoluto
bisogno il mondo moderno.
Con lo studio assiduo si rendano capaci di assumere la propria
responsabilità nel dialogo col mondo e con gli uomini di qualsiasi
opinione.
Soprattutto però abbiano in mente le parole di questo Concilio: «
Siccome oggi l'umanità va sempre più organizzandosi in unità
civile, economica e sociale, è tanto più necessario che i
sacerdoti, unendo sforzi e mezzi sotto la guida dei vescovi e del sommo
Pontefice, eliminino ogni motivo di dispersione, affinché tutto il
genere umano sia ricondotto all'unità della famiglia di Dio ».
Benché la Chiesa, per la virtù dello Spirito Santo, sia rimasta
la sposa fedele del suo Signore e non abbia mai cessato di essere segno
di salvezza nel mondo, essa tuttavia non ignora affatto che tra i suoi
membri sia chierici che laici, nel corso della sua lunga storia, non
sono mancati di quelli che non furono fedeli allo Spirito di Dio.
E anche ai nostri giorni sa bene la Chiesa quanto distanti siano tra
loro il messaggio ch'essa reca e l'umana debolezza di coloro cui è
affidato il Vangelo. Qualunque sia il giudizio che la storia dà di
tali difetti, noi dobbiamo esserne consapevoli e combatterli con
forza, perché non ne abbia danno la diffusione del Vangelo. Cosî
pure la Chiesa sa bene quanto essa debba continuamente maturare
imparando dall'esperienza di secoli, nel modo di realizzare i suoi
rapporti col mondo.
Guidata dallo Spirito Santo, la madre Chiesa non si stancherà di
«esortare i suoi figli a purificarsi e a rinnovarsi, perché il segno
di Cristo risplenda ancor più chiaramente sul volto della Chiesa».
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