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Sebbene la Chiesa abbia grandemente contribuito al progresso della
cultura, l'esperienza dimostra tuttavia che, per ragioni
contingenti, l'accordo fra la cultura e la formazione cristiana non si
realizza sempre senza difficoltà.
Queste difficoltà non necessariamente sono di danno alla fede;
possono, anzi, stimolare lo spirito ad acquisirne una più accurata e
profonda intelligenza. Infatti gli studi recenti e le nuove scoperte
delle scienze, come pure quelle della storia e della filosofia,
suscitano nuovi problemi che comportano conseguenze anche per la vita
pratica ed esigono nuove indagini anche da parte dei teologi. Questi
sono inoltre invitati, nel rispetto dei metodi e delle esigenze proprie
della scienza teologica, a ricercare modi sempre più adatti di
comunicare la dottrina cristiana agli uomini della loro epoca: altro
è, infatti, il deposito o le verità della fede, altro è il modo
con cui vengono espresse, a condizione tuttavia di salvaguardarne il
significato e il senso profondo. Nella cura pastorale si conoscano
sufficientemente e si faccia uso non soltanto dei principi della
teologia, ma anche delle scoperte delle scienze profane, in primo
luogo della psicologia e della sociologia, cosicché anche i fedeli
siano condotti a una più pura e più matura vita di fede.
A modo loro, anche la letteratura e le arti sono di grande importanza
per la vita della Chiesa. Esse cercano infatti di esprimere la natura
propria dell'uomo, i suoi problemi e la sua esperienza nello sforzo di
conoscere e perfezionare se stesso e il mondo; cercano di scoprire la
sua situazione nella storia e nell'universo, di illustrare le sue
miserie e le sue gioie, i suoi bisogni e le sue capacità, e di
prospettare una sua migliore condizione. Cosî possono elevare la vita
umana, che esprimono in molteplici forme, secondo i tempi e i luoghi.
Bisogna perciò impegnarsi affinché gli artisti si sentano compresi
dalla Chiesa nella loro attività e, godendo di un'ordinata
libertà, stabiliscano più facili rapporti con la comunità
cristiana. Siano riconosciute dalla Chiesa le nuove tendenze
artistiche adatte ai nostri tempi secondo l'indole delle diverse
nazioni e regioni. Siano ammesse negli edifici del culto, quando,
con modi d'espressione adatti e conformi alle esigenze liturgiche,
innalzano lo spirito a Dio.
Cosî la conoscenza di Dio viene meglio manifestata e la predicazione
evangelica si rende più trasparente all'intelligenza degli uomini e
appare come connaturata con le loro condizioni d'esistenza.
I fedeli dunque vivano in strettissima unione con gli uomini del loro
tempo, e si sforzino di penetrare perfettamente il loro modo di pensare
e di sentire, quali si esprimono mediante la cultura. Sappiano
armonizzare la conoscenza delle nuove scienze, delle nuove dottrine e
delle più recenti scoperte con la morale e il pensiero cristiano,
affinché il senso religioso e la rettitudine morale procedano in essi
di pari passo con la conoscenza scientifica e con il continuo progresso
della tecnica; potranno cosî giudicare e interpretare tutte le cose
con senso autenticamente cristiano.
Coloro che si applicano alle scienze teologiche nei seminari e nelle
università si studino di collaborare con gli uomini che eccellono nelle
altre scienze, mettendo in comune le loro forze e opinioni. La
ricerca teologica, mentre persegue la conoscenza profonda della verità
rivelata, non trascuri il contatto con il proprio tempo, per poter
aiutare gli uomini competenti nelle varie branche del sapere ad
acquistare una più piena conoscenza della fede. Questa collaborazione
gioverà grandemente alla formazione dei sacri ministri, che potranno
presentare ai nostri contemporanei la dottrina della Chiesa intorno a
Dio, all'uomo e al mondo in maniera più adatta, cosî da farla
anche da essi più volentieri accettare. È anzi desiderabile che molti
laici acquistino una conveniente formazione nelle scienze sacre e che
non pochi tra loro si diano di proposito a questi studi e li
approfondiscano con mezzi scientifici adeguati. Ma affinché possano
esercitare il loro compito, sia riconosciuta ai fedeli, tanto
ecclesiastici che laici, una giusta libertà di ricercare, di pensare
e di manifestare con umiltà e coraggio la propria opinione nel campo in
cui sono competenti.
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