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In queste condizioni non stupisce che l'uomo sentendosi responsabile
del progresso della cultura, nutra grandi speranze, ma consideri pure
con ansietà le molteplici antinomie esistenti ch'egli deve risolvere.
Che cosa si deve fare affinché gli intensificati rapporti culturali,
che dovrebbero condurre ad un vero e fruttuoso dialogo tra classi e
nazioni diverse, non turbino la vita delle comunità, né sovvertano
la sapienza dei padri, né mettano in pericolo il carattere proprio di
ciascun popolo?
In qual modo promuovere il dinamismo e l'espansione della nuova
cultura senza che si perda la viva fedeltà al patrimonio della
tradizione? Questo problema si pone con particolare urgenza là dove
la cultura, che nasce dal grande sviluppo scientifico e tecnico, si
deve armonizzare con la cultura che, secondo le varie tradizioni,
viene alimentata dagli studi classici.
In qual maniera conciliare una cosî rapida e crescente
diversificazione delle scienze specializzate, con la necessità di
farne la sintesi e di mantenere nell'uomo le facoltà della
contemplazione e dell'ammirazione che conducono alla sapienza?
Che cosa fare affinché le moltitudini siano rese partecipi dei beni
della cultura, proprio quando la cultura degli specialisti diviene
sempre più alta e complessa?
Come, infine, riconoscere come legittima l'autonomia che la cultura
rivendica a se stessa, senza giungere a un umanesimo puramente
terrestre, anzi avverso alla religione?
In mezzo a queste antinomie, la cultura umana va oggi sviluppata in
modo da perfezionare con giusto ordine la persona umana nella sua
integrità e da aiutare gli uomini nell'esplicazione di quei compiti,
al cui adempimento tutti, ma specialmente i cristiani fraternamente
uniti in seno all'unica famiglia umana, sono chiamati.
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