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9. In ogni tempo e in ogni nazione è accetto a Dio chiunque lo teme
e opera la giustizia (cfr. At 10,35). Tuttavia Dio volle
santificare e salvare gli uomini non individualmente e senza alcun
legame tra loro, ma volle costituire di loro un popolo, che lo
riconoscesse secondo la verità e lo servisse nella santità.
Scelse quindi per sé il popolo israelita, stabilî con lui
un'alleanza e lo formò lentamente, manifestando nella sua storia se
stesso e i suoi disegni e santificandolo per sé. Tutto questo però
avvenne in preparazione e figura di quella nuova e perfetta alleanza da
farsi in Cristo, e di quella più piena rivelazione che doveva essere
attuata per mezzo del Verbo stesso di Dio fattosi uomo. « Ecco
venir giorni (parola del Signore) nei quali io stringerò con
Israele e con Giuda un patto nuovo... Porrò la mia legge nei loro
cuori e nelle loro menti l'imprimerò; essi mi avranno per Dio ed io
li avrò per il mio popolo... Tutti essi, piccoli e grandi, mi
riconosceranno, dice il Signore » (Ger 31,31-34). Cristo
istituî questo nuovo patto cioè la nuova alleanza nel suo sangue
(cfr. 1 Cor 11,25), chiamando la folla dai Giudei e dalle
nazioni, perché si fondesse in unità non secondo la carne, ma nello
Spirito, e costituisse il nuovo popolo di Dio. Infatti i credenti
in Cristo, essendo stati rigenerati non di seme corruttibile, ma di
uno incorruttibile, che è la parola del Dio vivo (cfr. 1 Pt
1,23), non dalla carne ma dall'acqua e dallo Spirito Santo
(cfr. Gv 3,5-6), costituiscono « una stirpe eletta, un
sacerdozio regale, una nazione santa, un popolo tratto in salvo...
Quello che un tempo non era neppure popolo, ora invece è popolo di
Dio » (1 Pt 2,9-10).
Questo popolo messianico ha per capo Cristo « dato a morte per i
nostri peccati e risuscitato per la nostra giustificazione » (Rm
4,25), e che ora, dopo essersi acquistato un nome che è al di
sopra di ogni altro nome, regna glorioso in cielo. Ha per condizione
la dignità e la libertà dei figli di Dio, nel cuore dei quali dimora
lo Spirito Santo come in un tempio. Ha per legge il nuovo precetto
di amare come lo stesso Cristo ci ha amati (cfr. Gv 13,34).
E finalmente, ha per fine il regno di Dio, incominciato in terra
dallo stesso Dio, e che deve essere ulteriormente dilatato, finché
alla fine dei secoli sia da lui portato a compimento, quando comparirà
Cristo, vita nostra (cfr. Col 3,4) e « anche le stesse
creature saranno liberate dalla schiavitù della corruzione per
partecipare alla gloriosa libertà dei figli di Dio » (Rm
8,21). Perciò il popolo messianico, pur non comprendendo
effettivamente l'universalità degli uomini e apparendo talora come un
piccolo gregge, costituisce tuttavia per tutta l'umanità il germe
più forte di unità, di speranza e di salvezza. Costituito da
Cristo per una comunione di vita, di carità e di verità, è pure da
lui assunto ad essere strumento della redenzione di tutti e, quale luce
del mondo e sale della terra (cfr. Mt 5,13-16), è inviato a
tutto il mondo.
Come già l'Israele secondo la carne peregrinante nel deserto viene
chiamato Chiesa di Dio (Dt 23,1 ss.), cosî il nuovo Israele
dell'era presente, che cammina alla ricerca della città futura e
permanente (cfr. Eb 13,14), si chiama pure Chiesa di Cristo
(cfr. Mt 16,18); è il Cristo infatti che l'ha acquistata
col suo sangue (cfr. At 20,28), riempita del suo Spirito e
fornita di mezzi adatti per l'unione visibile e sociale. Dio ha
convocato tutti coloro che guardano con fede a Gesù, autore della
salvezza e principio di unità e di pace, e ne ha costituito la
Chiesa, perché sia agli occhi di tutti e di ciascuno, il sacramento
visibile di questa unità salvifica. Dovendosi essa estendere a tutta
la terra, entra nella storia degli uomini, benché allo stesso tempo
trascenda i tempi e i confini dei popoli, e nel suo cammino attraverso
le tentazioni e le tribolazioni è sostenuta dalla forza della grazia di
Dio che le è stata promessa dal Signore, affinché per la umana
debolezza non venga meno alla perfetta fedeltà ma permanga degna sposa
del suo Signore, e non cessi, con l'aiuto dello Spirito Santo, di
rinnovare se stessa, finché attraverso la croce giunga alla luce che
non conosce tramonto.
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