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27. I vescovi reggono le Chiese particolari a loro affidate come
vicari e legati di Cristo, col consiglio, la persuasione,
l'esempio, ma anche con l'autorità e la sacra potestà, della quale
però non si servono se non per edificare il proprio gregge nella
verità e nella santità, ricordandosi che chi è più grande si deve
fare come il più piccolo, e chi è il capo, come chi serve (cfr.
Lc 22,26-27). Questa potestà, che personalmente esercitano
in nome di Cristo, è propria, ordinaria e immediata, quantunque il
suo esercizio sia in ultima istanza sottoposto alla suprema autorità
della Chiesa e, entro certi limiti, in vista dell'utilità della
Chiesa o dei fedeli, possa essere ristretto. In virtù di questa
potestà i vescovi hanno il sacro diritto e davanti al Signore il
dovere di dare leggi ai loro sudditi, di giudicare e di regolare tutto
quanto appartiene al culto e all'apostolato.
Ad essi è pienamente affidato l'ufficio pastorale ossia l'abituale e
quotidiana cura del loro gregge; né devono essere considerati vicari
dei romani Pontefici, perché sono rivestiti di autorità propria e
con tutta verità sono detti « sovrintendenti delle popolazioni » che
governano. La loro potestà quindi non è annullata dalla potestà
suprema e universale, ma anzi è da essa affermata, corroborata e
rivendicata, poiché è lo Spirito Santo che conserva invariata la
forma di governo da Cristo Signore stabilita nella sua Chiesa.
Il vescovo, mandato dal padre di famiglia a governare la sua
famiglia, tenga innanzi agli occhi l'esempio del buon Pastore, che
è venuto non per essere servito ma per servire (cfr. Mt 20,28;
Mc 10,45) e dare la sua vita per le pecore (cfr. Gv
10,11). Preso di mezzo agli uomini e soggetto a debolezza, può
benignamente compatire gli ignoranti o gli sviati (cfr. Eb
5,1-2). Non rifugga dall'ascoltare quelli che dipendono da
lui, curandoli come veri figli suoi ed esortandoli a cooperare
alacremente con lui. Dovendo render conto a Dio delle loro anime
(cfr. Eb 13,17), abbia cura di loro con la preghiera, la
predicazione e ogni opera di carità; la sua sollecitudine si estenda
anche a quelli che non fanno ancor parte dell'unico gregge e li
consideri come affidatigli dal Signore. Essendo egli, come
l'apostolo Paolo, debitore a tutti, sia pronto ad annunziare il
Vangelo a tutti (cfr. Rrn 1,14-15) e ad esortare i suoi
fedeli all'attività apostolica e missionaria. I fedeli poi devono
aderire al vescovo come la Chiesa a Gesù Cristo e come Gesù
Cristo al Padre, affinché tutte le cose siano concordi e unite 61
e siano feconde per la gloria di Dio (cfr. 2 Cor 4,15).
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