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30. Il santo Concilio, dopo aver illustrati gli uffici della
gerarchia, con piacere rivolge il pensiero allo stato di quei fedeli
che si chiamano laici. Sebbene quanto fu detto del popolo di Dio sia
ugualmente diretto ai laici, ai religiosi e al clero, ai laici
tuttavia, sia uomini che donne, per la loro condizione e missione,
appartengono in particolare alcune cose, i fondamenti delle quali, a
motivo delle speciali circostanze del nostro tempo, devono essere più
accuratamente ponderati. I sacri pastori, infatti, sanno benissimo
quanto i laici contribuiscano al bene di tutta la Chiesa. Sanno di
non essere stati istituiti da Cristo per assumersi da soli tutto il
peso della missione salvifica della Chiesa verso il mondo, ma che il
loro eccelso ufficio consiste nel comprendere la loro missione di
pastori nei confronti dei fedeli e nel riconoscere i ministeri e i
carismi propri a questi, in maniera tale che tutti concordemente
cooperino, nella loro misura, al bene comune. Bisogna infatti che
tutti « mediante la pratica di una carità sincera, cresciamo in ogni
modo verso colui che è il capo, Cristo; da lui tutto il corpo, ben
connesso e solidamente collegato, attraverso tutte le giunture di
comunicazione, secondo l'attività proporzionata a ciascun membro,
opera il suo accrescimento e si va edificando nella carità» (Ef
4,15-16).
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