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33. I laici, radunati nel popolo di Dio e costituiti nell'unico
corpo di Cristo sotto un solo capo, sono chiamati chiunque essi
siano, a contribuire come membra vive, con tutte le forze ricevute
dalla bontà del Creatore e dalla grazia del Redentore,
all'incremento della Chiesa e alla sua santificazione permanente.
L'apostolato dei laici è quindi partecipazione alla missione
salvifica stessa della Chiesa; a questo apostolato sono tutti
destinati dal Signore stesso per mezzo del battesimo e della
confermazione. Dai sacramenti poi, e specialmente dalla sacra
eucaristia, viene comunicata e alimentata quella carità verso Dio e
gli uomini che è l'anima di tutto l'apostolato. Ma i laici sono
soprattutto chiamati a rendere presente e operosa la Chiesa in quei
luoghi e in quelle circostanze, in cui essa non può diventare sale
della terra se non per loro mezzo. Cosî ogni laico, in virtù dei
doni che gli sono stati fatti, è testimonio e insieme vivo strumento
della stessa missione della Chiesa « secondo la misura del dono del
Cristo » (Ef 4,7).
Oltre a questo apostolato, che spetta a tutti i fedeli senza
eccezione, i laici possono anche essere chiamati in diversi modi a
collaborare più immediatamente con l'apostolato della gerarchia a
somiglianza di quegli uomini e donne che aiutavano l'apostolo Paolo
nell'evangelizzazione, faticando molto per il Signore (cfr. Fil
4,3; Rm 16,3 ss). Hanno inoltre la capacità per essere
assunti dalla gerarchia ad esercitare, per un fine spirituale, alcuni
uffici ecclesiastici.
Grava quindi su tutti i laici il glorioso peso di lavorare, perché il
disegno divino di salvezza raggiunga ogni giorno più tutti gli uomini
di tutti i tempi e di tutta la terra. Sia perciò loro aperta
qualunque via affinché, secondo le loro forze e le necessità dei
tempi, anch'essi attivamente partecipino all'opera salvifica della
Chiesa.
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