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46. I religiosi pongano ogni cura, affinché per loro mezzo la
Chiesa abbia ogni giorno meglio da presentare Cristo ai fedeli e agli
infedeli: sia nella sua contemplazione sul monte, sia nel suo annuncio
del regno di Dio alle turbe, sia quando risana i malati e gli infermi
e converte a miglior vita i peccatori, sia quando benedice i fanciulli
e fa del bene a tutti, sempre obbediente alla volontà del Padre che
lo ha mandato.
Tutti infine abbiano ben chiaro che la professione dei consigli
evangelici, quantunque comporti la rinunzia di beni certamente molto
apprezzabili, non si oppone al vero progresso della persona umana, ma
al contrario per sua natura le è di grandissimo profitto. Infatti i
consigli, volontariamente abbracciati secondo la personale vocazione di
ognuno, contribuiscono considerevolmente alla purificazione del cuore e
alla libertà spirituale, stimolano in permanenza il fervore della
carità e soprattutto come è comprovato dall'esempio di tanti santi
fondatori, sono capaci di assicurare al cristiano una conformità più
grande col genere di vita verginale e povera che Cristo Signore si
scelse per sé e che la vergine Madre sua abbracciò. Né pensi
alcuno che i religiosi con la loro consacrazione diventino estranei agli
uomini o inutili nella città terrestre. Poiché, se anche talora non
sono direttamente presenti a fianco dei loro contemporanei, li tengono
tuttavia presenti in modo più profondo con la tenerezza di Cristo, e
con essi collaborano spiritualmente, affinché la edificazione della
città terrena sia sempre fondata nel Signore, e a lui diretta, né
avvenga che lavorino invano quelli che la stanno edificando.
Perciò il sacro Concilio conferma e loda quegli uomini e quelle
donne, quei fratelli e quelle sorelle, i quali nei monasteri, nelle
scuole, negli ospedali e nelle missioni, con perseverante e umile
fedeltà alla loro consacrazione, onorano la sposa di Cristo e a tutti
gli uomini prestano generosi e diversissimi servizi.
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