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50. La Chiesa di coloro che camminano sulla terra, riconoscendo
benissimo questa comunione di tutto il corpo mistico di Gesù Cristo,
fino dai primi tempi della religione cristiana coltivò con grande
pietà la memoria dei defunti e, «poiché santo e salutare è il
pensiero di pregare per i defunti perché siano assolti dai peccati»,
ha offerto per loro anche suffragi. Che gli apostoli e i martiri di
Cristo, i quali con l'effusione del loro sangue diedero la suprema
testimonianza della fede e della carità, siano con noi strettamente
uniti in Cristo, la Chiesa lo ha sempre creduto; li ha venerati con
particolare affetto insieme con la beata vergine Maria e i santi angeli
e ha piamente implorato il soccorso della loro intercessione. A questi
in breve se ne aggiunsero anche altri, che avevano più da vicino
imitata la verginità e la povertà di Cristo e infine altri, il cui
singolare esercizio delle virtù cristiane e le grazie insigni di Dio
raccomandavano alla pia devozione e imitazione dei fedeli.
Il contemplare infatti la vita di coloro che hanno seguito fedelmente
Cristo, è un motivo in più per sentirsi spinti a ricercare la città
futura (cfr. Eb 13,14 e 11,10); nello stesso tempo
impariamo la via sicurissima per la quale, tra le mutevoli cose del
mondo e secondo lo stato e la condizione propria di ciascuno, potremo
arrivare alla perfetta unione con Cristo, cioè alla santità. Nella
vita di quelli che, sebbene partecipi della nostra natura umana, sono
tuttavia più perfettamente trasformati nell'immagine di Cristo
(cfr. 2 Cor 3,18), Dio manifesta agli uomini in una viva luce
la sua presenza e il suo volto. In loro è egli stesso che ci parla e
ci dà un segno del suo regno verso il quale, avendo intorno a noi un
tal nugolo di testimoni (cfr. Eb 12,1) e una tale affermazione
della verità del Vangelo, siamo potentemente attirati.
Non veneriamo però la memoria degli abitanti del cielo solo per il
loro esempio, ma più ancora perché l'unione della Chiesa nello
Spirito sia consolidata dall'esercizio della fraterna carità (cfr.
Ef 4,1-6). Poiché, come la cristiana comunione tra i
cristiani della terra ci porta più vicino a Cristo, cosî la
comunità con i santi ci congiunge a lui, dal quale, come dalla loro
fonte e dal loro capo, promana ogni grazia e la vita dello stesso
popolo di Dio. È quindi sommamente giusto che amiamo questi amici e
coeredi di Gesù Cristo, che sono anche nostri fratelli e insigni
benefattori, e che per essi rendiamo le dovute grazie a Dio,
«rivolgiamo loro supplici invocazioni e ricorriamo alle loro preghiere
e al loro potente aiuto per impetrare grazie da Dio mediante il Figlio
suo Gesù Cristo, Signore nostro, il quale solo è il nostro
Redentore e Salvatore ». Infatti ogni nostra vera attestazione di
amore fatta ai santi, per sua natura tende e termina a Cristo, che è
« la corona di tutti i santi » e per lui a Dio, che è mirabile nei
suoi santi e in essi è glorificato.
La nostra unione poi con la Chiesa celeste si attua in maniera
nobilissima, poiché specialmente nella sacra liturgia, nella quale la
virtù dello Spirito Santo agisce su di noi mediante i segni
sacramentali, in fraterna esultanza cantiamo le lodi della divina
Maestà tutti, di ogni tribù e lingua, di ogni popolo e nazione,
riscattati col sangue di Cristo (cfr. Ap 5,9) e radunati in
un'unica Chiesa, con un unico canto di lode glorifichiamo Dio uno in
tre Persone Perciò quando celebriamo il sacrificio eucaristico, ci
uniamo in sommo grado al culto della Chiesa celeste, comunicando con
essa e venerando la memoria soprattutto della gloriosa sempre vergine
Maria, del beato Giuseppe, dei beati apostoli e martiri e di tutti i
santi.
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