|
51. Questa veneranda fede dei nostri padri nella comunione di vita
che esiste con i fratelli che sono nella gloria celeste o che dopo la
morte stanno ancora purificandosi, questo sacrosanto Concilio la
riceve con grande pietà e nuovamente propone i decreti dei sacri
Concili Niceno II Fiorentino e Tridentino. E allo stesso tempo
con pastorale sollecitudine esorta tutti i responsabili, perché, se
si fossero infiltrati qua e là abusi, eccessi o difetti, si adoperino
per toglierli o correggerli e tutto ristabiliscano per una più piena
lode di Cristo e di Dio. Insegnino dunque ai fedeli che il vero
culto dei santi non consiste tanto nel moltiplicare gli atti esteriori,
quanto piuttosto nell'intensità del nostro amore fattivo, col quale,
per il maggiore bene nostro e della Chiesa, cerchiamo «dalla vita dei
santi l'esempio, dalla comunione con loro la partecipazione alla loro
sorte e dalla loro intercessione l'aiuto». E d'altra parte
insegnino ai fedeli che il nostro rapporto con gli abitanti del cielo,
purché lo si concepisca alla piena luce della fede, non diminuisce
affatto il culto di adorazione reso a Dio Padre mediante Cristo nello
Spirito, ma anzi lo arricchisce.
Tutti quanti infatti, noi che siamo figli di Dio e costituiamo in
Cristo una sola famiglia (cfr. Eb 3), mentre comunichiamo tra noi
nella mutua carità e nell'unica lode della Trinità santissima,
rispondiamo all'intima vocazione della Chiesa e pregustando
partecipiamo alla liturgia della gloria perfetta. Poiché quando
Cristo apparirà e vi sarà la gloriosa risurrezione dei morti, lo
splendore di Dio illuminerà la città celeste e la sua lucerna sarà
l'Agnello (cfr. Ap 21,24). Allora tutta la Chiesa dei
santi con somma felicità di amore adorerà Dio e «l'Agnello che è
stato ucciso» (Ap 5,12), proclamando a una voce: «A colui
che siede sul trono e all'Agnello, benedizione onore, gloria e
dominio per tutti i secoli dei secoli » (Ap 5,13-14).
|
|