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10. I seminaristi che secondo le leggi sante e salde del proprio
rito seguono la veneranda tradizione del celibato sacerdotale, siano
formati con cura diligente a questo stato. In esso, rinunziando alla
vita coniugale per il regno dei cieli (cfr. Mt 19,12), possono
aderire a Dio con un amore indivisibile che conviene profondamente alla
nuova Alleanza, danno testimonianza della futura risurrezione (cfr.
Lc 20,36) e ricevono un aiuto grandissimo per l'esercizio
continuo di quella perfetta carità che li renderà capaci nel ministero
sacerdotale di farsi tutto a tutti. Sentano profondamente con quanta
gratitudine debba essere abbracciato questo stato, non solo come cosa
comandata dalla legge ecclesiastica, quanto piuttosto come prezioso
dono di Dio da impetrarsi umilmente, ed al quale essi, stimolati e
aiutati dalla grazia dello Spirito Santo, devono affrettarsi
corrispondere liberamente e generosamente.
Gli alunni abbiano una conveniente conoscenza dei doveri e della
dignità del matrimonio cristiano, che rappresenta l'unione di Cristo
con la Chiesa (cfr. Ef 5,22-23); ma sappiano comprendere la
superiorità della verginità consacrata a Cristo, in modo da fare a
Dio la donazione completa del corpo e dell'anima, per mezzo di una
scelta operata con matura deliberazione e magnanimità.
Siano avvertiti circa i pericoli ai quali, particolarmente nella
società di oggi, è esposta la loro castità con l'aiuto di mezzi
divini e umani adatti, imparino ad integrare nella loro persona la
rinunzia al matrimonio in maniera tale che la loro vita e la loro
attività non abbiano in alcun modo a patire danno dal celibato, ma
questo permetta loro, al contrario, di acquistare un più perfetto
dominio sul corpo e sull'animo ed una più completa maturità e
giungere a meglio gustare la beatitudine del Vangelo.
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