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11. Si osservino diligentemente le norme della educazione
cristiana, e queste siano convenientemente perfezionate coi dati
recenti di una sana psicologia e pedagogia. Pertanto, per mezzo di
una educazione saggiamente proporzionata alla loro età, si coltivi
negli alunni anche la necessaria maturità umana. Questa si riconosce
principalmente in una certa fermezza d'animo, nel saper prendere
decisioni ponderate e nel retto modo di giudicare uomini ed eventi.
Gli alunni si abituino a ben disciplinare il proprio carattere; siano
formati alla fortezza d'animo, e in generale imparino a stimare quelle
virtù che sono tenute in gran conto fra gli uomini e rendono accetto il
ministro di Cristo quali sono la lealtà, il rispetto costante della
giustizia, la fedeltà alla parola data, la gentilezza del tratto, la
discrezione e la carità nel conversare.
La disciplina nella vita di seminario deve considerarsi non solo come
un sostegno della vita comune e della carità, ma anche come un
elemento necessario di una formazione completa in vista di acquistare il
dominio di sé, assicurare il pieno sviluppo della personalità e
formare quelle altre disposizioni di animo che giovano moltissimo a
rendere equilibrata e fruttuosa l'attività della Chiesa. Tale
disciplina tuttavia deve praticarsi in maniera da formare nell'animo
degli alunni l'attitudine ad accogliere l'autorità dei superiori per
intima convinzione, cioè per motivo di coscienza (cfr. Rm
13,5) e per ragioni soprannaturali. Le norme disciplinari poi
devono applicarsi in modo conforme all'età degli alunni, cosicché
essi, mentre si abituano gradualmente al dominio di sé, imparino
nello stesso tempo a fare retto uso della libertà, a sviluppare lo
spirito di iniziativa e a lavorare in comune con i confratelli e con i
laici.
Tutta la vita di seminario, compenetrata di vita interiore, di
silenzio e di premurosa sollecitudine verso gli altri, va ordinata in
maniera tale da essere come una iniziazione alla futura vita
sacerdotale.
12. Affinché la formazione spirituale abbia basi più solide e gli
alunni abbraccino la vocazione con una scelta scaturita da matura
deliberazione, sa compito dei vescovi stabilire un congruo intervallo
di tempo da dedicare a un tirocinio spirituale più intenso. Sarà
altresî loro compito considerare l'oppotunità di stabilire una
qualche interruzione dei studi o un conveniente tirocinio pastorale per
provare meglio i candidati al sacerdozio. Secondo le particolarità
delle singole regioni, spetterà pure ai vescovi decidere se protrarre
o meno l'età canonica attualmente richiesta dal diritto comune per i
sacri ordini, e anche decidere sulla opportunità che gli alunni, al
termine del corso teologico, esercitino per un certo periodo di tempo
l'ordine del diaconato, prima di essere promossi al sacerdozio.
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