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14. I religiosi con la professione di obbedienza offrono a Dio la
completa oblazione della propria volontà come sacrificio di se stessi,
e per mezzo di esso in maniera più salda e sicura vengono uniti alla
volontà salvifica di Dio. Pertanto, ad imitazione di Gesù
Cristo, che venne per fare la volontà del Padre (cfr. Gv
4,34; 5,30; Eb 10,7; Sal 39,9), e « prendendo la
forma di servo » (Fil 2,7), dai patimenti sofferti conobbe
l'obbedienza (cfr. Eb 5,8), i religiosi, mossi dallo Spirito
Santo, si sottomettono in spirito di fede ai superiori che sono i
rappresentanti di Dio, e sotto la loro guida si pongono al servizio di
tutti i fratelli in Cristo, come Cristo stesso per la sua
sottomissione al Padre venne per servire i fratelli e diede la sua vita
in riscatto per la moltitudine (cfr. Mt 20,28; Gv
10,14-18). Cosî essi si vincolano sempre più strettamente
al servizio della Chiesa e si sforzano di raggiungere la misura della
piena statura di Cristo (cfr. Ef 4,13).
Perciò i religiosi, in spirito di fede e di amore verso la volontà
di Dio, secondo quanto prescrivono la regola e le costituzioni,
prestino umile ossequio ai loro superiori col mettere a disposizione
tanto le energie della mente e della volontà, quanto i doni di grazia
e di natura, nella esecuzione degli ordini e nel compimento degli
uffici loro assegnati, nella certezza di dare la propria collaborazione
alla edificazione del corpo di Cristo secondo il piano di Dio. Cosî
l'obbedienza religiosa, lungi dal diminuire la dignità della persona
umana, la conduce alla maturità, facendo crescere la libertà dei
figli di Dio.
I superiori poi, dovendo un giorno rendere conto a Dio delle anime
che sono state loro affidate (cfr. Eb 13,17), docili alla
volontà di Dio nel compimento del loro ufficio, esercitino
l'autorità in spirito di servizio verso i fratelli, in modo da
esprimere la carità con cui Dio li ama. Governino come figli di Dio
quelli che sono loro sottomessi, con rispetto della persona umana e
facendo sl che la loro soggezione sia volontaria. Per conseguenza
concedano loro la dovuta libertà, specialmente per quanto riguarda il
sacramento della penitenza e la direzione della coscienza. Guidino i
religiosi in maniera tale che questi, nell'assolvere i propri compiti
e nell'intraprendere iniziative, cooperino con un'obbedienza attiva e
responsabile. Perciò i superiori ascoltino volentieri i religiosi e
promuovano l'unione delle loro forze per il bene dell'istituto e della
Chiesa, pur rimanendo ferma la loro autorità di decidere e di
comandare ciò che si deve fare.
I capitoli e i consigli eseguiscano fedelmente i compiti che sono stati
loro affidati nel governo, e tutti a loro modo siano l'espressione
della partecipazione e dell'interesse di tutti i membri per il bene
della intera comunità.
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