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18. L'aggiornamento degli istituti dipende in massima parte dalla
formazione dei loro membri. Perciò gli stessi religiosi non chierici
e le religiose non siano destinate alle opere di apostolato
immediatamente dopo il noviziato, ma la loro formazione religiosa ed
apostolica, dottrinale e tecnica, col conseguimento anche dei titoli
specifici, si protragga convenientemente in apposite case.
Per evitare poi il pericolo che l'adattamento alle esigenze del nostro
tempo sia solo esteriore o che siano impari al proprio compito coloro
che per regola attendono all'apostolato esterno, i religiosi, secondo
le capacità intellettuali e il carattere di ciascuno, siano
convenientemente istruiti intorno alla mentalità e ai costumi della
vita sociale odierna. Attraverso la fusione armonica dei vari elementi
la formazione deve avvenire in maniera tale da contribuire all'unità
di vita dei religiosi stessi.
Per tutta la vita poi i religiosi si adoperino a perfezionare
diligentemente questa cultura spirituale, dottrinale e tecnica, e i
superiori, nella misura del possibile, procurino loro a questo scopo
l'occasione opportuna, i mezzi e il tempo necessari. È pure dovere
dei superiori provvedere alla scelta accurata e alla solida preparazione
dei direttori, dei maestri spirituali e dei professori.
19. Nel fondare nuovi istituti si deve ben ponderare la necessità o
almeno la grande utilità nonché la possibilità di sviluppo,
affinché non sorgano imprudentemente istituti inutili o sprovvisti di
sufficiente vigore. In modo speciale si abbia cura di promuovere e
coltivare le forme di vita religiosa nelle Chiese di nuova fondazione,
e in ciò si tenga conto del carattere e dei costumi degli abitanti,
come pure delle condizioni di vita e delle consuetudini locali.
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