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2. Il rinnovamento della vita religiosa comporta il continuo ritorno
alle fonti di ogni forma di vita cristiana e alla primitiva ispirazione
degli istituti, e nello stesso tempo l'adattamento degli istituti
stessi alle mutate condizioni dei tempi. Questo rinnovamento, sotto
l'influsso dello Spirito Santo e la guida della Chiesa, deve
attuarsi secondo i seguenti principi:
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a) Essendo norma fondamentale della vita religiosa il seguire Cristo
come viene insegnato dal Vangelo, questa norma deve essere considerata
da tutti gli istituti come la loro regola suprema.
b) Torna a vantaggio della Chiesa stessa che gli istituti abbiano una
loro propria fisionomia ed una loro propria funzione. Perciò si
conoscano e si osservino fedelmente lo spirito e le finalità proprie
dei fondatori, come pure le sane tradizioni, poiché tutto ciò
costituisce il patrimonio di ciascun istituto.
c) Tutti gli istituti partecipino alla vita della Chiesa e secondo la
loro indole facciano propri e sostengano nella misura delle proprie
possibilità le sue iniziative e gli scopi che essa si propone di
raggiungere nei vari campi, come in quello biblico, liturgico,
dogmatico, pastorale, ecumenico, missionario e sociale.
d) Gli istituti procurino ai loro membri un'appropriata conoscenza
sia della condizione umana nella loro epoca, sia dei bisogni della
Chiesa, in modo che essi, sapendo rettamente giudicare le circostanze
attuali di questo mondo secondo i criteri della fede e ardendo di zelo
apostolico, siano in grado di giovare agli altri più efficacemente.
e) Essendo la vita religiosa innanzitutto ordinata a far sî che i
suoi membri seguano Cristo e si uniscano a Dio con la professione dei
consigli evangelici, bisogna tener ben presente che le migliori forme
di aggiornamento non potranno avere successo, se non saranno animate da
un rinnovamento spirituale. A questo spetta sempre il primo posto
anche nelle opere esterne di apostolato.
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3. Il modo di vivere, di pregare e di agire deve convenientemente
adattarsi alle odierne condizioni fisiche e psichiche dei religiosi,
come pure, per quanto è richiesto dalla natura di ciascun istituto,
alle necessità dell'apostolato, alle esigenze della cultura, alle
circostanze sociali ed economiche; e ciò dovunque, ma specialmente
nei luoghi di missione. Anche il modo di governare deve essere
sottoposto ad esame secondo gli stessi criteri. Perciò le
costituzioni, i « direttori », i libri delle usanze, delle
preghiere e delle cerimonie ed altre simili raccolte siano
convenientemente riesaminati e, soppresse le prescrizioni che non sono
più attuali, vengano modificati in base ai documenti emanati da questo
sacro Concilio.
4. Non è possibile procedere ad un rinnovamento efficace e a un vero
adattamento senza la collaborazione di tutti i membri dell'istituto.
Ma stabilire le norme dell'aggiornamento e fissarne le leggi, come
pure determinare un sufficiente e prudente periodo di prova, è compito
che spetta soltanto alle competenti autorità, soprattutto ai capitoli
generali, salva restando, quando sia necessaria, l'approvazione
della santa Sede o degli ordinari del luogo, a norma del diritto. I
superiori poi, in tutto ciò che riguarda le sorti dell'intero
istituto, consultino ed ascoltino come si conviene i membri. Per
l'aggiornamento dei monasteri femminili si potranno ottenere anche i
voti e le consultazioni delle adunanze delle federazioni o di altre
riunioni legalmente convocate. Tutti però devono tener presente che
l'auspicato rinnovamento, più che nel moltiplicare le leggi, è da
riporsi in una più coscienziosa osservanza della regola e delle
costituzioni.
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