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5. I membri di qualsiasi istituto ricordino anzi tutto di aver
risposto alla divina chiamata con la professione dei consigli
evangelici, in modo che essi non solo morti al peccato (cfr. Rm
6,11), ma rinunziando anche al mondo, vivano per Dio solo.
Tutta la loro vita, infatti, è stata posta al suo servizio, ciò
costituisce una speciale consacrazione che ha le sue profonde radici
nella consacrazione battesimale l'esprime con maggior pienezza.
Avendo poi la Chiesa ricevuto questa loro donazione di sé, sappiano
di essere anche al servizio della Chiesa. Tale servizio di Dio deve
in essi stimolare e favorire l'esercizio delle virtù, specialmente
dell'umiltà e dell'obbedienza, della fortezza e della castità, con
cui si partecipa all'annientamento del Cristo (cfr. Fil
2,7-8), e insieme alla sua vita nello Spirito (cfr. Rm
8,1-13). I religiosi dunque, fedeli alla loro professione,
lasciando ogni cosa per amore di Cristo (cfr. Mc 10,28), lo
seguano (cfr. Mt 19,21) come l'unica cosa necessaria (cfr.
Lc 10,42), ascoltandone le parole (cfr. Lc 10,39),
pieni di sollecitudine per le cose sue (cfr. 1 Cor 7,32).
Perciò è necessario che i membri di qualsiasi istituto, avendo di
mira unicamente e sopra ogni cosa Dio, uniscano la contemplazione,
con cui aderiscono a Dio con la mente e col cuore, e l'ardore
apostolico, con cui si sforzano di collaborare all'opera della
redenzione e dilatare il regno di Dio.
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