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9. I sacerdoti del Nuovo Testamento, anche se in virtù del
sacramento dell'ordine svolgono la funzione eccelsa e insopprimibile di
padre e di maestro nel popolo di Dio e per il popolo di Dio, sono
tuttavia discepoli del Signore, come gli altri fedeli, chiamati alla
partecipazione del suo regno per la grazia di Dio. In mezzo a tutti
coloro che sono stati rigenerati con le acque del battesimo, i
presbiteri sono fratelli membra dello stesso e unico corpo di Cristo,
la cui edificazione è compito di tutti.
Perciò i presbiteri nello svolgimento della propria funzione di
presiedere la comunità devono agire in modo tale che, non mirando ai
propri interessi ma solo al servizio di Gesù Cristo uniscano i loro
sforzi a quelli dei fedeli laici, comportandosi in mezzo a loro come il
Maestro il quale fra gli uomini « non venne ad essere servito, ma a
servire e a dar la propria vita per la redenzione della moltitudine»
(Mt 20,28). I presbiteri devono riconoscere e promuovere
sinceramente la dignità dei laici, nonché il loro ruolo specifico
nell'ambito della missione della Chiesa.
Abbiano inoltre il massimo rispetto per la giusta libertà che spetta a
tutti nella città terrestre. Siano pronti ad ascoltare il parere dei
laici, tenendo conto con interesse fraterno delle loro aspirazioni e
giovandosi della loro esperienza e competenza nei diversi campi
dell'attività umana, in modo da poter assieme riconoscere i segni dei
tempi. Provando gli spiriti per sapere se sono da Dio, essi devono
scoprire con senso di fede i carismi, sia umili che eccelsi, che sotto
molteplici forme sono concessi ai laici, devono riconoscerli con gioia
e fomentarli con diligenza. Dei doni di Dio che si trovano
abbondantemente tra i fedeli, meritano speciale attenzione quelli che
spingono non pochi a una vita spirituale più profonda. Allo stesso
modo, non esitino ad affidare ai laici degli incarichi al servizio
della Chiesa, lasciando loro libertà d'azione e un conveniente
margine di autonomia, anzi invitandoli opportunamente a intraprendere
con piena libertà anche delle iniziative per proprio conto.
Infine, i presbiteri si trovano in mezzo ai laici per condurre tutti
all'unità della carità, « amandosi l'un l'altro con la carità
fraterna, prevenendosi a vicenda nella deferenza» (Rm 12,10).
A loro spetta quindi di armonizzare le diverse mentalità in modo che
nessuno, nella comunità dei fedeli, possa sentirsi estraneo. Essi
sono i difensori del bene comune, che tutelano in nome del vescovo, e
sono allo stesso tempo strenui assertori della verità, evitando che i
fedeli siano sconvolti da qualsiasi vento di dottrina. In modo
speciale devono aver cura di quanti hanno abbandonato la frequenza dei
sacramenti o forse addirittura la fede, e come buoni pastori non devono
tralasciare di andare alla loro ricerca.
Avendo presenti le disposizioni sull'ecumenismo non trascurino i
fratelli che non godono della piena comunione ecclesiastica con noi.
Devono infine considerare come oggetto della propria cura quanti non
conoscono Cristo loro salvatore. I fedeli, dal canto loro, abbiano
coscienza del debito che hanno nei confronti dei presbiteri, e li
trattino perciò con amore filiale, come loro pastori e padri;
condividendo le loro preoccupazioni, si sforzino, per quanto è
possibile, di essere loro di aiuto con la preghiera e con l'azione,
in modo che essi possano superare più agevolmente le eventuali
difficoltà e assolvere con maggiore efficacia i propri compiti.
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