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10. Il dono spirituale che i presbiteri hanno ricevuto
nell'ordinazione non li prepara a una missione limitata e ristretta,
bensî a una vastissima e universale missione di salvezza, « fino agli
ultimi confini della terra » (At 1,8), dato che qualunque
ministero sacerdotale partecipa della stessa ampiezza universale della
missione affidata da Cristo agli apostoli. Infatti il sacerdozio di
Cristo, di cui i presbiteri sono resi realmente partecipi, si dirige
necessariamente a tutti i popoli e a tutti i tempi, né può subire
limite alcuno di stirpe, nazione o età, come già veniva prefigurato
in modo arcano con Melchisedec. Ricordino quindi i presbiteri che a
essi incombe la sollecitudine di tutte le Chiese. Pertanto, i
presbiteri di quelle diocesi, che hanno maggior abbondanza di vocazioni
si mostrino disposti ad esercitare volentieri il proprio ministero,
previo il consenso o l'invito del proprio ordinario, in quelle
regioni, missioni o attività che soffrano di scarsezza di clero.
Inoltre, le norme sull'incardinazione e l'escardinazione vanno
riviste in modo che questo antichissimo istituto, pur rimanendo in
vigore, sia però più rispondente ai bisogni pastorali di oggi. E
lî dove ciò sia reso necessario da motivi apostolici, si faciliti non
solo una distribuzione funzionale dei presbiteri, ma anche
l'attuazione di peculiari iniziative pastorali in favore di diversi
gruppi sociali in certe regioni o nazioni o addirittura continenti. A
questo scopo potrà essere utile la creazione di seminari
internazionali, peculiari diocesi o prelature personali, e altre
istituzioni del genere, cui potranno essere ascritti o incardinati dei
presbiteri per il bene di tutta la Chiesa, secondo norme da stabilirsi
per ognuna di queste istituzioni, e rispettando sempre i diritti degli
ordinari del luogo.
Comunque, per quanto è possibile, i presbiteri non devono essere
mandati soli in una nuova regione, soprattutto quando non ne conoscono
ancora bene la lingua e le usanze; è meglio che vadano a gruppi di
almeno due o tre, come i discepoli del Signore, in modo da aiutarsi a
vicenda. È parimenti necessario che ci si prenda cura della loro vita
spirituale e della loro salute fisica e mentale; inoltre, nei limiti
del possibile, è bene che si scelgano il luogo e le condizioni di
lavoro che meglio si adattano alle possibilità personali di ciascuno di
essi. D'altra parte, è altrettanto necessario che coloro i quali
entrano in una nuova nazione cerchino di conoscere non solo la lingua
del paese, ma anche gli speciali caratteri psico-sociologici di quel
popolo al cui servizio essi umilmente desiderano mettersi, fondendosi
con esso nel modo più pieno, cosî da seguire l'esempio
dell'apostolo Paolo, il quale poté dire di sé: « Io infatti,
pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servitore di tutti, per
guadagnarne il più gran numero. Con i Giudei mi sono fatto Giudeo,
per guadagnare i Giudei... » (1 Cor 9,19-20).
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