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11. Il Pastore e vescovo delle nostre anime costituî la sua
Chiesa in tal modo che il popolo da lui scelto e acquistato a prezzo
del suo sangue dovesse avere sempre, fino alla fine del mondo, i
propri sacerdoti, e quindi i cristiani non venissero mai a trovarsi
come pecore senza pastore. Conoscendo questa sua volontà, gli
apostoli, per suggerimento dello Spirito Santo, considerarono
proprio dovere scegliere dei ministri « i quali fossero capaci di
insegnare anche ad altri » (2 Tm 2,2). Questa è appunto una
funzione che fa parte della stessa missione sacerdotale, in virtù
della quale il presbiterio partecipa della sollecitudine per la Chiesa
intera, affinché nel popolo di Dio qui sulla terra non manchino mai
gli operai. Ma siccome « vi è comunità di interessi fra il capitano
della nave e i passeggeri» a tutto il popolo cristiano va insegnato che
è suo dovere collaborare in vari modi--con la preghiera insistente e
anche con gli altri mezzi a sua disposizione a far sî che la Chiesa
disponga sempre dei sacerdoti di cui ha bisogno per compiere la propria
missione divina. In primo luogo, quindi, abbiano i presbiteri la
massima preoccupazione per far comprendere ai fedeli--con il ministero
della parola e con la propria testimonianza di una vita, in cui si
rifletta chiaramente lo spirito di servizio e la vera gioia pasquale
--l'eccellenza e la necessità del sacerdozio. Senza badare a
fatiche o difficoltà, aiutino quanti considerano veramente idonei a un
cosî elevato ministero siano essi giovani o adulti, affinché abbiano
modo di prepararsi convenientemente e possano quindi essere
eventualmente chiamati dai vescovi, sempre naturalmente nel pieno
rispetto della loro libertà sia esterna che interna. A questo scopo
è oltremodo utile una attenta e prudente direzione spirituale.
Quanto poi ai genitori e ai maestri, e in genere a tutti coloro cui
spetta in un modo o nell'altro l'educazione dei bambini e dei
giovani, essi devono istruirli in modo tale che, conoscendo la
sollecitudine del Signore per il suo gregge e avendo presenti i bisogni
della Chiesa, siano pronti a rispondere con generosità alla chiamata
del Signore dicendogli con il profeta: « Eccomi qui, manda me »
(Is 6,8). Ma si badi che questa voce del Signore che chiama non
va affatto attesa come se dovesse giungere all'orecchio del futuro
presbitero in qualche modo straordinario. Essa va piuttosto
riconosciuta ed esaminata attraverso quei segni di cui si serve ogni
giorno il Signore per far capire la sua volontà ai cristiani che sanno
ascoltare; e ai presbiteri spetta di studiare attentamente questi
segni.
Ad essi pertanto si raccomandano caldamente le opere per le vocazioni,
sia quelle diocesane che quelle nazionali. Nella predicazione, nella
catechesi, nella stampa, si offra un'informazione precisa sulle
necessità della Chiesa locale e della Chiesa universale e siano messi
in luce il significato e l'importanza del ministero sacerdotale,
facendo vedere che esso comporta pesanti responsabilità, ma allo
stesso tempo anche gioie ineffabili; soprattutto si dica che attraverso
esso, come insegnano i Padri della Chiesa, si può dare a Cristo la
più eccelsa testimonianza d'amore.
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