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12. Con il sacramento dell'ordine i presbiteri si configurano a
Cristo sacerdote come ministri del capo, allo scopo di far crescere ed
edificare tutto il su corpo che è la Chiesa, in qualità di
cooperatori de: l'ordine episcopale. Già fin dalla consacrazione
del battesimo, essi, come tutti i fedeli, hanno ricevuto il segno e
il dono di una vocazione e di una grazi cosî grande che, pur
nell'umana debolezza possono tendere alla perfezione, anzi debbono
tendervi secondo quanto ha detto il Signore: « Siate dunque perfetti
cosî come il Padre vostro celeste è perfetto » (Mt 5,48).
Ma i sacerdoti sono specialmente obbligati a tendere a questa
perfezione, poiché essi--che hanno ricevuto una nuova consacrazione
a Dio mediante l'ordinazione--vengono elevati alla condizione di
strumenti vivi di Cristo eterno sacerdote, per proseguire nel tempo la
sua mirabile opera, che ha restaurato con divina efficacia l'intera
comunità umana. Dato quindi che ogni sacerdote, nel modo che gli è
proprio, tiene il posto di Cristo in persona, fruisce anche di una
grazia speciale, in virtù della quale, mentre è al servizio della
gente che gli è affidata e di tutto il popolo di Dio, egli può
avvicinarsi più efficacemente alla perfezione di colui del quale è
rappresentante, e la debolezza dell'umana natura trova sostegno nella
santità di lui, il quale è diventato per noi il pontefice « santo,
innocente, incontaminato, segregato dai peccatori» (Eb 7,26).
Cristo, che il Padre santificò e consacrò inviandolo al mondo «
offerse se stesso in favore nostro per redimerci da ogni iniquità e far
di noi un popolo non più immondo, che gli appartenga e cerchi di
compiere il bene », e cosî, passando attraverso la sofferenza,
entrò nella sua gloria allo stesso modo i presbiteri, consacrati con
l'unzione dello Spirito Santo e inviati da Cristo, mortificano in
se stessi le opere della carne e si dedicano interamente al servizio
degli uomini; in tal modo possono progredire nella santità della quale
sono stati dotati in Cristo, fino ad arrivare all'uomo perfetto.
Pertanto, esercitando il ministero dello Spirito e della giustizia,
essi vengono consolidati nella vita dello Spirito, a condizione però
che siano docili agli insegnamenti dello Spirito di Cristo che li
vivifica e li conduce. I presbiteri, infatti, sono ordinati alla
perfezione della vita in forza delle stesse sacre azioni che svolgono
quotidianamente, come anche di tutto il loro ministero, che esercitano
in stretta unione con il vescovo e tra di loro. Ma la stessa santità
dei presbiteri, a sua volta, contribuisce non poco al compimento
efficace del loro ministero: infatti, se è vero che la grazia di Dio
può realizzare l'opera della salvezza anche attraverso ministri
indegni, ciò nondimeno Dio, ordinariamente preferisce manifestare le
sue grandezze attraverso coloro i quali, fattisi più docili agli
impulsi e alla direzione dello Spirito Santo, possono dire con
l'Apostolo, grazie alla propria intima unione con Cristo e santità
di vita: « Ormai non sono più io che vivo, bensî è Cristo che
vive in me » (Gal 2,20).
Perciò questo sacro Sinodo, per il raggiungimento dei suoi fini
pastorali di rinnovamento interno della Chiesa, di diffusione del
Vangelo in tutto il mondo e di dialogo con il mondo moderno, esorta
vivamente tutti i sacerdoti ad impiegare i mezzi efficaci che la Chiesa
ha raccomandato in modo da tendere a quella santità sempre maggiore che
consentirà loro di divenire strumenti ogni giorno più validi al
servizio di tutto il popolo di Dio.
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