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13. I presbiteri raggiungeranno la santità nel loro modo proprio se
nello Spirito di Cristo eserciteranno le proprie funzioni con impegno
sincero e instancabile.
Essendo ministri della parola di Dio, essi leggono ed ascoltano ogni
giorno questa stessa parola che devono insegnare agli altri: e se si
sforzano anche di riceverla in se stessi, allora diventano discepoli
del Signore sempre più perfetti, secondo quanto dice l'apostolo
Paolo a Timoteo: « Occupati di queste cose, dedicati ad esse
interamente, affinché siano palesi a tutti i tuoi progressi. Vigila
su te stesso e sul tuo insegnamento, persevera in tali cose, poiché
cosî facendo salverai te stesso e quelli che ti ascoltano » (1 Tm
4,15-16). Infatti, cercando il miglior modo di trasmettere
agli altri ciò che hanno contemplato, assaporeranno più intimamente
« le insondabili ricchezze di Cristo » (Ef 3,8) e la multiforme
sapienza di Dio. Non dimenticando mai che è il Signore ad aprire i
cuori e che l'efficacia non proviene da essi ma dalla potenza di Dio,
all'atto stesso di predicare la parola si uniranno più intimamente con
Cristo maestro e saranno guidati dal suo Spirito. Uniti cosî a
Cristo, partecipano della carità di Dio, il cui mistero, nascosto
nei secoli è stato rivelato in Cristo.
Nella loro qualità di ministri della liturgia, e soprattutto nel
sacrificio della messa, i presbiteri rappresentano in modo speciale
Cristo in persona, il quale si è offerto come vittima per santificare
gli uomini; sono pertanto invitati a imitare ciò che compiono, nel
senso che, celebrando il mistero della morte del Signore, devono
cercare di mortificare le proprie membra dai vizi e dalle concupiscenze
Nel mistero del sacrificio eucaristico, in cui i sacerdoti svolgono la
loro funzione principale, viene esercitata ininterrottamente l'opera
della nostra redenzione e quindi se ne raccomanda caldamente la
celebrazione quotidiana, la quale è sempre un atto di Cristo e della
sua Chiesa, anche quando non è possibile che vi assistano i fedeli.
Cosî i presbiteri, unendosi con l'atto di Cristo sacerdote, si
offrono ogni giorno totalmente a Dio, e nutrendosi del Corpo di
Cristo partecipano dal fondo di se stessi alla carità di colui che si
dà come cibo ai fedeli. Allo stesso modo, quando amministrano i
sacramenti si uniscono all'intenzione e alla carità di Cristo; il
che realizzano in modo particolare nell'esercizio del sacramento della
penitenza, se si mostrano sempre e pienamente disposti ad amministrarla
ogniqualvolta i fedeli ne facciano ragionevolmente richiesta. Nella
recitazione dell'ufficio divino essi danno voce alla Chiesa, la quale
persevera in preghiera in nome di tutto il genere umano assieme a
Cristo, che è « sempre vivente per intercedere in favore nostro »
(Eb 7,25).
Reggendo e pascendo il popolo di Dio, i presbiteri sono spinti dalla
carità del buon Pastore a dare la loro vita per il gregge pronti anche
al supremo sacrificio, seguendo l'esempio di quei sacerdoti che anche
ai nostri tempi non hanno esitato a dare la vita; e poiché sono
educatori nella fede, avendo anch'essi «fiducia nell'accesso dei
santi al sangue di Cristo» (Eb 10,19), si rivolgono a Dio
«con cuore sincero nella pienezza della fede » (Eb 10,22);
fanno mostra di una speranza incrollabile al cospetto dei loro fedeli in
modo da poter consolare coloro che sono in qualsiasi tribolazione, con
la medesima consolazione con cui loro stessi sono consolati da Dio.
Nella loro qualità di reggitori della comunità praticano l'ascetica
propria del pastore d'anime, rinunciando ai propri interessi e mirando
non a ciò che fa loro comodo, bensî a ciò che è utile a molti, in
modo che siano salvi in un continuo progresso nel compimento più
perfetto del lavoro pastorale e, all'occorrenza, pronti anche ad
adottare nuovi sistemi pastorali, sotto la guida dello Spirito
d'amore, che soffia dove vuole.
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