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109. Il duplice carattere della quaresima--il quale, soprattutto
mediante il ricordo o la preparazione al battesimo e mediante la
penitenza, invita i fedeli all'ascolto più frequente della parola di
Dio e alla preghiera e li dispone cosî a celebrare il mistero
pasquale--, sia posto in maggior evidenza tanto nella liturgia quanto
nella catechesi liturgica.
Perciò:
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a) si utilizzino più abbondantemente gli elementi battesimali propri
della liturgia quaresimale e, se opportuno, se ne riprendano anche
altri dall'antica tradizione;
b) lo stesso si dica degli elementi penitenziali. Quanto alla
catechesi poi, si inculchi nell'animo dei fedeli, insieme con le
conseguenze sociali del peccato, quell'aspetto particolare della
penitenza che detesta il peccato come offesa di Dio. Né si
dimentichi il ruolo della Chiesa nell'azione penitenziale e si
solleciti la preghiera per i peccatori.
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110. La penitenza quaresimale non sia soltanto interna e
individuale, ma anche esterna e sociale. E la pratica penitenziale
sia incoraggiata e raccomandata dalle autorità, di cui all'art.
22, secondo le possibilità del nostro tempo e delle diverse
regioni, nonché secondo le condizioni dei fedeli. Sia però
religiosamente conservato il digiuno pasquale, da celebrarsi ovunque il
venerdî della passione e morte del Signore, e da protrarsi, se
possibile, anche al sabato santo, in modo da giungere con cuore
elevato e liberato alla gioia della domenica di risurrezione.
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