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4. Siccome oggi, sotto il soffio della grazia dello Spirito
Santo, in più parti del mondo con la preghiera, la parola e
l'azione si fanno molti sforzi per avvicinarsi a quella pienezza di
unità che Gesù Cristo vuole, questo santo Concilio esorta tutti i
fedeli cattolici perché, riconoscendo i segni dei tempi, partecipino
con slancio all'opera ecumenica.
Per « movimento ecumenico » si intendono le attività e le iniziative
suscitate e ordinate a promuovere l'unità dei cristiani, secondo le
varie necessità della Chiesa e secondo le circostanze. Cosî, in
primo luogo, ogni sforzo per eliminare parole, giudizi e opere che non
rispecchiano con giustizia e verità la condizione dei fratelli separati
e perciò rendono più difficili le mutue relazioni con essi. Poi, in
riunioni che si tengono con intento e spirito religioso tra cristiani di
diverse Chiese o comunità, il « dialogo » condotto da esponenti
debitamente preparati, nel quale ognuno espone più a fondo la dottrina
della propria comunione e ne presenta con chiarezza le caratteristiche.
Infatti con questo dialogo tutti acquistano una conoscenza più vera e
una stima più giusta della dottrina e della vita di ogni comunione.
Inoltre quelle comunioni vengono a collaborare più largamente in
qualsiasi dovere richiesto da ogni coscienza cristiana per il bene
comune, e possono anche, all'occasione, riunirsi per pregare
insieme. Infine, tutti esaminano la loro fedeltà alla volontà di
Cristo circa la Chiesa e, com'è dovere, intraprendono con vigore
l'opera di rinnovamento e di riforma.
Tutte queste cose, quando con prudenza e costanza sono compiute dai
fedeli della Chiesa cattolica sotto la vigilanza dei pastori,
contribuiscono a promuovere la giustizia e la verità, la concordia e
la collaborazione, la carità fraterna e l'unione. Per questa via a
poco a poco, superati gli ostacoli frapposti alla perfetta comunione
ecclesiale, tutti i cristiani, nell'unica celebrazione
dell'eucaristia, si troveranno riuniti in quella unità dell'unica
Chiesa che Cristo fin dall'inizio donò alla sua Chiesa, e che
crediamo sussistere, senza possibilità di essere perduta, nella
Chiesa cattolica, e speriamo che crescerà ogni giorno più fino alla
fine dei secoli.
È chiaro che l'opera di preparazione e di riconciliazione delle
singole persone che desiderano la piena comunione cattolica, si
distingue, per sua natura, dall'iniziativa ecumenica; non c'è
però tra esse alcuna opposizione, poiché l'una e l'altra procedono
dalla mirabile disposizione di Dio.
I fedeli cattolici nell'azione ecumenica si mostreranno senza
esitazione pieni di sollecitudine per i loro fratelli separati,
pregando per loro, parlando con loro delle cose della Chiesa, facendo
i primi passi verso di loro. E innanzi tutto devono essi stessi con
sincerità e diligenza considerare ciò che deve essere rinnovato e
realizzato nella stessa famiglia cattolica, affinché la sua vita renda
una testimonianza più fedele e più chiara della dottrina e delle
istituzioni tramandate da Cristo per mezzo degli apostoli.
Infatti, benché la Chiesa cattolica sia stata arricchita di tutta la
verità rivelata da Dio e di tutti i mezzi della grazia, tuttavia i
suoi membri non se ne servono per vivere con tutto il dovuto fervore.
Ne risulta che il volto della Chiesa rifulge meno davanti ai fratelli
da noi separati e al mondo intero, e la crescita del regno di Dio ne
è ritardata. Perciò tutti i cattolici devono tendere alla perfezione
cristiana e sforzarsi, ognuno secondo la sua condizione, perché la
Chiesa, portando nel suo corpo l'umiltà e la mortificazione di
Gesù, vada di giorno in giorno purificandosi e rinnovandosi, fino a
che Cristo se la faccia comparire innanzi risplendente di gloria,
senza macchia né ruga.
Nella Chiesa tutti, secondo il compito assegnato ad ognuno sia nelle
varie forme della vita spirituale e della disciplina, sia nella
diversità dei riti liturgici, anzi, anche nella elaborazione
teologica della verità rivelata, pur custodendo l'unità nelle cose
necessarie, serbino la debita libertà; in ogni cosa poi pratichino la
carità. Poiché agendo cosî manifesteranno ogni giorno meglio la
vera cattolicità e insieme l'apostolicità della Chiesa.
D'altra parte è necessario che i cattolici con gioia riconoscano e
stimino i valori veramente cristiani, promananti dal comune
patrimonio, che si trovano presso i fratelli da noi separati.
Riconoscere le ricchezze di Cristo e le opere virtuose nella vita
degli altri, i quali rendono testimonianza a Cristo talora sino
all'effusione del sangue, è cosa giusta e salutare: perché Dio è
sempre mirabile e deve essere ammirato nelle sue opere.
Né si deve dimenticare che quanto dalla grazia dello Spirito Santo
viene compiuto nei fratelli separati, può pure contribuire alla nostra
edificazione. Tutto ciò che è veramente cristiano, non è mai
contrario ai beni della fede ad esso collegati, anzi può sempre far
sî che lo stesso mistero di Cristo e della Chiesa sia raggiunto più
perfettamente.
Tuttavia le divisioni dei cristiani impediscono che la Chiesa realizzi
la pienezza della cattolicità a lei propria in quei figli che le sono
certo uniti col battesimo, ma sono separati dalla sua piena comunione.
Inoltre le diventa più difficile esprimere sotto ogni aspetto la
pienezza della cattolicità nella realtà della vita.
Questo santo Concilio costata con gioia che la partecipazione dei
fedeli all'azione ecumenica cresce ogni giorno, e la raccomanda ai
vescovi d'ogni parte della terra, perché sia promossa solertemente e
sia da loro diretta con prudenza.
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