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7. Non esiste un vero ecumenismo senza interiore conversione.
Infatti il desiderio dell'unità nasce e matura dal rinnovamento
dell'animo, dall'abnegazione di se stessi e dal pieno esercizio della
carità. Perciò dobbiamo implorare dallo Spirito divino la grazia di
una sincera abnegazione, dell'umiltà e della dolcezza nel servizio e
della fraterna generosità di animo verso gli altri. « Vi scongiuro
dunque--dice l'Apostolo delle genti--io, che sono incatenato nel
Signore, di camminare in modo degno della vocazione a cui siete stati
chiamati, con ogni umiltà e dolcezza, con longanimità,
sopportandovi l'un l'altro con amore, attenti a conservare l'unità
dello spirito mediante il vincolo della pace» (Ef 4,1-3).
Questa esortazione riguarda soprattutto quelli che sono stati innalzati
al sacro ordine per continuare la missione di Cristo, il quale « non
è venuto tra di noi per essere servito, ma per servire » (Mt
20,28).
Anche delle colpe contro l'unità vale la testimonianza di san
Giovanni: « Se diciamo di non aver peccato, noi facciamo di Dio un
mentitore, e la sua parola non è in noi» (1 Gv 1,10).
Perciò con umile preghiera chiediamo perdono a Dio e ai fratelli
separati, come pure noi rimettiamo ai nostri debitori.
Si ricordino tutti i fedeli, che tanto meglio promuoveranno, anzi
vivranno in pratica l'unione dei cristiani, quanto più si studieranno
di condurre una vita più conforme al Vangelo. Quanto infatti più
stretta sarà la loro comunione col Padre, col Verbo e con lo
Spirito Santo, tanto più intima e facile potranno rendere la
fraternità reciproca.
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